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Compendio d' «Astronomia . Lib. FI.
Gli antichi conobbero benissimo il fenomeno delle rifrazioni in genera-le: Aristotele in uno de’suoi problemi parla sulla curvatura apparente d'un remo nell’ acqua ; e si dice che Archimede abbia scritto un trattatosulla figura d'un cerchio visto sotto 1’ acqua ; gli angoli della rifrazionesi credevano in que’ tempi proporzionali agli angoli d’ incidenza : 8 nell io ,e Descartes mostrarono che costante proporzione non si dava che fra i se-ni di essi angoli.
Non fu parimenti incognita la rifrazione astronomica a Tolommeo ,quantunque non se ne sia servito ne’ suoi calcoli. Sul fine del libro Vilidell’ Almagesto dice esservi della diversità nel levare e tramontare degliastri che dipende dai cangiamenti dell’ atmosfera : Alhazen , Ottico Ara-bo del X secolo , ne fece menzione più precisa e spiega il modo di ve-rificarla colla sperienza nella sua Ottica , opera che non ci è pervenuta( Montitela Hist. des Matbém. I. ;o8 ) ; ma si crede generalmente che I’abbia presa questa sua Ottica quasi tutta da Tolommeo.
Prendete, die’egli, uno strumento formato con cerchi che girino intor-no ai poli ; misurate la distanza d’ una stella dal polo del mondo , quan-do passa per il meridiano vicina al zenit, e quando si leva dall’ orizzon-te; in questo ultimo caso trovatene la distanza dal polo più picciola ; Al-hazen dimostra poi dover ciò avvenire per la rifrazione : della cui quan-tità in vero non ne parla , ma questo suo pasto ci mostra in qual modo
fi osservasse 1 ’ effetto della rifrazione , e come si foste riconosciuta . Pari-
menti quando gli antichi osservavano l’equinozio colle loro armille, pote-vano vederlo due volte in uno stesso giorno , per causa della rifrazione ,
( Flamstedio, Prolegom- pag. zi ) ; e questo effetto stesso potevasi vederenelle stelle vicine al polo ; perché osservando due stelle come y d’Andro-tneda e la polare , lontane fra loro 47 0 , questa distanza si troverà mag-giore di ;o' , quando la prima passerà per il meridiano in vicinanza del
zenit, che quando passerà sotto il polo presso l’orizzonte : e in tal modopiù 0 meno saranno tra loro diverse le distanze delle stelle.
Snellio pubblicando le osservazioni di Waltero, notò , che queste osser-vazioni erano sì esatte, che Waltero per mezzo d’este s’ era accorto dell’accrescimento d’ altezza cagionato dalla rifrazione ; ma il primo a deter-minarla in modo da poterne piantare le Tavole , fu Ticone : ed ecco ilmodo, con cui la scoprì ( Progymnasmata pag. 15 ).
740. Avea determinata con uno o due strumenti ben lavorati I’ altez-za del polo per via delle altezze superiore e inferiore della stella polare( ;; ) ; e la determinò ancora colle altezze del sole nei due solstizi (70),e trovò la seconda minore di 4' della prima . Sospettò da principio dell’esattezza degf istrumenti, ma adoperandone fino a dieci di varia grandez-za e forma, e benissimo lavorati, trovò sempre Io stesso ; e non potendoincolpare le osservazioni, cercò seriamente la causa di un tale fenomeno,e pensò finalmente che provenisse da una notabile rifrazione che doveapatire il fole nel solstizio d’ inverno , la di cui altezza allora per il suopaese era di u.° Questa spiegazione s’accordava colf Ottica; nonnostanteegli a stento si persuadeva che questa rifrazione potesse produrre un er-rore