APPENDICE
IVr le nozze Ronclinelli-Gnudi.
(1782)
Che fai, santo Imeneo , che pei sereniSpazi dell’aria a noi tosto non scendi?
Tu i solleciti amanti ardi, tu prendiLe ritrose fanciulle, e le incateni.
Vieni, cara d’amor speme, deh! vieni,
E del tuo foco il garzon vago accendi ^
Ma in rimirar la gentil sposa attendi,
Che te non vinca, e prigionier non meni^
Che simil fiamma, e così fiero e tanto
D’amore incendio altra giammai non mosse,Come costei che il mondo arder potrebbe ;
Nè apparve tal colei che doglia e piantoAlle Dardanie spose un giorno accrebbe,Benché nata di Giove ella già fosse.
N
Pel cardinale Romualdo Braschi Onesti ,nipote di Pio VI , nel giorno della sua promozione.
<1786)
Prendi: venne il tuo dì. Giusta mercedeAbbian le tue virtudi, e giusto onore.Prendi: verace amor lento concede,
E mcn si mostra, più ragiona al core.
Cinto dell’ostro suo Roma ti chiede,
Roma nel plauso avara e nell’ amore :
Ma poi rammenta che alla patria sedeLa madre ti sospira e il genitore.
Altro non disse. Allor 1’ auguste goteAvvampar dolcemente, e molle intantoDi Pio fu visto il ciglio, e del nepote.
Eran presenti le virtù, che in cura
Ilan del sangue gli affetti^ e di quel piantoFecer tesoro, e sorridea Natura.