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LETTERE
ALLO STESSO
Il mio Pericle adunque è un buon pezzo di poesia ? Ilgiudizio di V. E. fa che tò gli pigli un po’più di affezione.Non so però se i due Sonetti che le trascriverò sul finedi questa lettera, sapranno riscuotere il solito suo compa-timento. Essi riguardano tutti e due le lodi di Pio VI , esono di diverso carattere tra loro.
Il Dramma, di cui le scrissi, è serio ed è mio. So moltobene che i teatri di costà si servono per lo più di operevecchie} tuttavolta potrebbe essere che se ne accettasseancora qualcheduna che fosse nuova. Non mi è noto cosase le facciano pagare codesti drammatici, ma io non misentirei di rilasciare un Dramma per meno di 5 o zecchini.Io non sono Metastasio che li scriveva per 100 doppie1 ’ uno} ma non sono nemmeno un Verazzi, un Roccaforte,0 altro simile ciarlatano del Parnaso. Son sicuro che V. E.per sua gentilezza non sdegnerà di tentarne l’esito, postoche sia possibile, onde non rinnovo le mie raccoman-dazioni.
I miei saluti a Venezia, e specialmente a Ponte Rialto ,alle cui vicinanze professo delle somme obbligazioni. Mionori de’ suoi comandi, e si ricordi qualche volta che LaBarthe ed io abbiamo bisogno di essere consolati da qual-che sua nuova produzione teatrale. Sono e sarò semprecon tutta la venerazione, etc.
ALLO STESSO
Aneli’ io sono di parere che la corrispondenza fra let-terati debba essere tutta democratica. Ed infatti le Muse,