Il8 STORTA DELLA LETTERATURA ITALIANAE ’l cor clic ’ndarno or lasso a me richiamo,
Volò subitamente in quel dolce oro ;
E fe’ come augellin tra verde alloroChe a suo diletto va di ramo in ramo.
Quand’ecco due man belle oltre misura,
Raccogliendo le trecce al collo sparse ,
Strinsevi dentro lui, che v’ era involto.
Gridai ben io ; ma le voci fe’ scarse11 sangue che gelò per la paura ;
Intanto il cor mi fu legato e tolto (i).
Sentesi meno l’imitazione nel sonetto seguente ; la formaè vivace , e se la sostanza de' concetti non pertiene all’ autore ?il quadro ove li ordinò , è suo .
A questa fredda tema , a questo ardenteSperar , a questo tuo diletto gioco,
A questa pena, Amor , perchè dai locoNel mio cor ad un tempo , e sì sovente ?
Ond’ è eh’ un’ alma fai lieta e dolenteInsieme spesso, e tutta gelo e foco ?
Stati contrarj e sempre era a te poco,
Se separatamente uorn prova e sente?
Risponde : Voi non durereste in vita ,i Tanto è ’l mio amaro e ’l mio dolce mortale,
Se n’ aveste sol questa o quella parte .
Confusi, mentre 1’ un con 1’ altro maleContende e scemai di sua forza in parte ,
Quel che v’ ancideria per se , v’aita ( 2 ) .
Il Bembo imitando, quanto era in lui, l’eleganza e la pu-rezza del Tetrarca , pensò di doverne imitare anche i motti Til bagliore delle sentenze, le antitesi affettate che quel grandee pericoloso modello avea rese piacevoli ; ed in questo modo ilcattilo gusto, del quale si stabilisce in generale il nascimentonel XVII secolo, era nato fin dal secolo XIV, prima epoca del
( 1 ) Sonetto g .(a) Sonetto a5 .