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[Tomi undecimo & duodecimo.]
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Parte II. Capo XXXVIII. Sez. I. 127inserendola nelle rime del Molza ( 1 ), non osò di appropriarladiffinitamente a questo poeta (2) ; ma se si fosse posto menteche Lodovico Dolce I avea già pubblicata sotto il nome delMolza nel primo volume della sua Raccolta (3), fin dal 1 564»quando il Caro, vivendo tuttavia (4), lavrebbe reclamata co-me cosa sua , ove ne fosse stato 1 autore , si sarebbe conosciutoebe era del Molza , e che il Caro n avea soltanto una copia>Questo componimento ha la natura dell ode. Entro una luceche avea spenta quella di tutti gli astri, il poeta vede una donnareale , che traea dietro di se una schiera di altre donne , e can-tava letà dell oro , in cui ella , concepita dall eterno amore ,vide nascere con esso lei, 0 da lei tutte le virtù: O genti, esclama,

.Io son del cielo

La prima maraviglia ;

E quando Dio pietà vi mostra e zelo ,

Me sol vagheggia , e meco si consiglia ,

Che son più cara e più simile a lui.

E che tien caro , e che si rassomigliaPiù chel giovare altrui ?

Ma 1 amor delloro avendo fatto porre in dimenticanza ilsuo culto e te sue leggi , ella abbandonò la terra e fece ritornoa Dio ; e se ancora si riconduce quaggiù , si è perchè un suoadoratore ve la richiama. L adoratore è il Mecenate , per cui1 ode è scritta. In effetto ella prosegue dicendo che quanto laterra ha di celeste, 1 lui da lui, il quale ne ha quanto ne avevail cielo. La Diva in contemplando i pregj del suo diletto nè permodo rapita ebe slanciasi col pensiero nellavvenire, e prevede,annunzia, saluta 1 aurora bramata di bel giorno,

Ecco già folce e regge11 cielo, ecco che doma1 mostri : o sante o rareSue prove, o bella Italia , o bella Roma !

(1) N. 10.

(3) V. la sua prefazione alle opere del Molza ,(3) U ìnit' se. Ut- di diversi autori , p. Gl.

(4J Mori ucl 1 560 -

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