LETTERA
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rivo di questo cutter. Uscì di casa tutto rabbuffato e tor-bido dopo ]e ventitré , e si portò dalla Principessa di Bei-monte, e poi alla casa della suddetta miledi Munck, ondeassicurarsi per mezzo loro (che ben lo potevano) della pro-le altre non erano poi in sostanza che la ripetizione della cosa medesi-ma. Questo metodo ebbe luogo la prima volta la domenica dei 19 gen-naio, tre ore circa dopo il mezzogiorno. Da quel punto in poi , ognigiorno di posta, quasi sempre all’ora medesima, seguiva la stessa chia-mata e la stessa consegna, e il barone interrompeva molte volte il suopranzo per discendere alla stessa funzione, la quale fino ai 9 di febbraionon fu mai tralasciata.
De sinistre nuove che si recavano in queste lettere , avevano deter-minato da molti giorni il Barone a fuggir la tempesta, che lo minacciava,ron una segreta e pronta partenza. Avendo perciò fatto venire a sè uncerto Giovanni Cuffer, vetturino napoletano, lo richiese se potevasi perla via di terra andar a Venezia senza passar per Roma . E sentendo checiò si poteva per l'Abruzzo , stette sul punto di pattuirne la vettura persettecento ducati, senza sgomentarsi della strada malagevole e disastrosache intraprendeva. Ma le lettere e le gazzette dei 1 di febbraio avendodivulgata nel pubblico la scoperta del suo tradimento, egli prese la ri-soluzione di mandare senza ritardo la moglie e i figli a Venezia per lavia di Roma . La contessa d’Armfeldt adunque, dopo di essersi procuratauna lunga ed utile udienza da S. M. la Regina, e dal Generale, partìda Napoli il dì 7 febbraio , accompagnata dal maggiore Peyron , e con-dotta dal vetturale Antonio Desi fiorentino, che gli fu più discretodel CufTer nel prezzo della vettura.
Prima però che queste cose accadessero, il Barone, per distruggerenel pubblico l’opinione, che già serpeggiava, del suo delitto, si avvisò distendere e far subito inserire nelle gazzette un’ ampollosa protesta, collaquale adopravasi di respingere quelle voci e sostenere la sua vacillanteriputazione. Scrisse pure il di 4 dello stesso febbraio a S. A. R. il ducaReggente una lunga c rispettosa lettera, in cui, predicando con un lin-guaggio da santo e con un coraggio da meretrice la sua innocenza, pro-metteva ancora tutta la sommessione e obbedienza al supremo di luivolere; rovesciando (vedi che anima!) tutta l’accusa sul capo di duesuoi principali corrispondenti, e su quello massimamente della contes-sa di Rudenschold, con chiamare i primi due sciocchi villani, e donnadi testa debole la seconda. E questa fu la moneta, con cui il perfido pagòl’amicizia c la tenerezza di quella infelice, vittima dell’ambizione diquell’ingrato. Tanto dell’articolo pei gazzettieri, che della lettera perS. A. R. ei fe tirare moltissime copie in idioma francese , impiegandovil'opera del soprannominato maggiore Peyron, e di un polito ed onestogiovane fiorentino, maestro di lingua in Napoli ed abitante in casa delsignor marchese Fortiguerra, ove per qualche tempo ha adempite leveci di segretario. Di questa penna medesima crasi giovato anche il coni-