AL GENERALE ACTON 7 I
tezione della Corte in un momento così doloroso. Avevaintanto mandato verso le ventiquattro nella propria carrozzail maggiore Branstrom al porto, affine d 1 indagare i precisie segreti motivi della venuta di quel bastimento. 11 Mag-giore adunque si recò a bordo del cutter, e domandò diparlare col Barone di Palmquist, il quale, nel mentre chel’altro calava nella sua camera, si nascose, e, salendosopra la sua lancia, se ne venne a terra, lasciando il Mag-giore ad aspettarlo inutilmente per lo spazio di un’ ora emezzo. Durante questa penosa aspettazione, il Barone d’Arm-feldt, avendo fatto brigare le suddette dame alla Corte ,ed avendone ricevuto delle consolanti risposte, si restituìalla sua locanda dopo le cinque della notte. Ivi trovò unbiglietto di visita del Barone di Palmquist, il quale incompagnia di M. André erasi portato a visitarlo, non tantocome ministro plenipotenziario della sua Corte, quanto perdeviare ogni sospetto sulla sua commissione. Per dare auna tal visita tutta l’aria di violenza, ordinò subito che sitrovassero dieci Lazzari, e si ponessero armati in guardiadella casa coll’ espresso comando di vietarne l’ingresso aqualunque Svedese.
mediante Sources per l’esposizione del suo trattato di commercio., cheprima delia sua partenza da Napoli egli ebbe l’onore di presentare eraccomandare al signor Generale sotto gli auspicj del barone Armfeldtsuo protettore. Le copie del suddetto articolo furono da Peyron e dalFiorentino tutte in un tempo mandate a tutti i gazzettieri, e le copiedella lettera , parte colla Posta che correva, parte colla susseguente, sitrasmisero nelle diverse città d’Europa a tutti i suoi aderenti cd amici,affinchè spargessero da per tutto l’odore della sua innocenza, e gli ri-cuperassero la pubblica stima. Ma odasi tratto di nequizia inaudita. Men-tre il Maggiore e il buon Fiorentino si affaccendavano a copiare quellaprotesta così piena d’onore, e quella lettera al duca Reggente cosi som-messa e contrita, l’impostore con intenzioni da Catilina ne stava scri-vendo un’altra ben lunga e tutta al contrario a S. M. l’imperatrice delleRussie. E la materia diffondevasi tanto sotto la penna, e il tempo erasì stretto, che se non mandava subito (alle dieci di Francia ) il Mag-giore in carrozza a pregare la giovane vedova Sckawroschi e il segre-tario Italeschi di sospendere i pieghi di Corte, la lettera per quell’or-dinario non si spediva. Finalmente circa le undici la portò egli in per-sona al signor Italeschi, che la chiuse nel suo dispaccio.