LETTERA
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giunge^ e così Roma si vendica de’ vostri sdegni coll’a-marvi sempre, e sempre implorare dal cielo sul capo diFerdinando e di Carolina le felicità di cui 1’ una e 1’ altroson degni. Che più? Io vi annunzio che ai vostri stessinemici non sono stranieri questi nobili sentimenti} e laSvezia , che ha posta la mano sopra la spada per diman-darvi ragione dell’ oltraggio che per conto vostro le hanfatto quelli che vi tradiscono, la Svezia medesima ètroppo magnanima e generosa per non macchiare la suavendetta colla viltà degl’ insulti. Ella vuole soddisfazio-ne, ma tale che corrisponda al sublime carattere dell’ of-feso e delPoifeusore. Ella punirà, non ne dubitate , le in-giurie} ma non si abbasserà mai all’ indegno sospetto dicredervi consapevole o complice volontario delle medesime}che anzi spera che voi stesso le punirete quando vi sareteaccorto una volta dei modi iniqui, co’ quali la cabala,che vi circonda, ha ingannata la vostra giustizia e calun-niata sì crudelmente la Svezia . Su tale considerazione iodesidero a questo scritto la sorte di poter penetrare intutta la sua estensione a’ piedi del vostro trono, a cui ètempo che la verità si presenti per vendicare la vostragloria e castigar l’impostura.
Ho parlato col cuore riverente e colla fronte per terraad un ottimo principe. Mi levo in piedi, ed alzo nuova-mente la faccia per finire di ragionare con voi, signorGenerale, a cui mi rimane qualche altra cosa da dire. Mirimangono alcune poche parole sopra uno scritto anonimoconcernente il nostro soggetto, e pubblicato ultimamentesotto il bel cielo di Lombardia .
Non può darsi scritto più atroce di questo, nè più inu-mano, nè più forsennato, nè più degno, in una parola,della causa che vuol difendere, vale a dire, la vostra, si-gnor Generale, c quella dell’ iniquo barone d’Armfeldt.Chiunque sia l’autore di quest’ opera tenebrosa, nell’assu-mere che ha fatto le difese d’un traditore, egli fa assaibene nel prendere il carattere e la divisa del suo cliente,