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5 (1841) Prose varie / di Vinzeno Monti
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LETTERA QUINTA

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natura a certe stagioni particolari, ma proprj d’ ogni tem-po, e privilegiati come quelli dell’ uomo} nè consumatiper semplici compressioni, siccome nel rimanente della suaspecie, ma per reali e cospicue introduzioni dell’ organogeneratore. Quante adunque prerogative da meritarsi la tu-tela di Venere? Ed avendolo Arsinoe avuto in vita buonservitore, doveva ella dimenticarlo divenuta Venere Zefiri-tide? La superstizione, solita a caricare di attributi simbolicile sue divinità, volendo concederne uno ad Arsinoe, pote-va ella non darle quell’ animale, che, oltre l’essere di suanatura convenientissimo al personaggio di Venere, le erastato sì caro mentre fu viva? Se mal non m’ appongo, eccoun’ altra ragione da aggiungersi alle già toccate in altramia lettera, nella quale vi dimostrava, che il simulacro diVenere Zefìritide adorato dagli Egiziani, è fortemente dacredersi che la rappresentasse, siccome quello dell’Elicone,cavalcante uno Struzzo.

E giacché il discorso è nuovamente caduto su quella sta-tua, non vi dispiaccia che io, per aprirvi tutti i miei pensa-menti , ne cerchi adesso il consecratore.

Se vi tornerete in memoria la smania di Filadelfo nelpropagare per ogni guisa di monumenti la fama d’Arsinoe,e ricorderete eh’ egli fu dei poeti amantissimo, rinverreteancora nel suo grande rispetto verso le Muse una giustaragione di questo dono, della cosa, cioè, ch’egli avesse maila più cara, l’immagine della moglie sorella. Forse ancorain tal dono cercò il re addolorato una consolazione allaperdita fatta di quella donna, ponendo in seno alle Muse1’oggetto delle sue mortali afflizioni: e risoluto, com’era,di erigerle un tempio, e porla tra gl’immortali, forsela consecrazione di quell’ effigie in quel santuario fu comeuna preparazione, e una quasi anticipazione dell’apoteosigià decretata nell’ animo di quel principe. Ma facciamooramai punto.

Non so se il presente mio commentarietto, al quale dofine, farà contenti tutti i cervelli. Taluno mi accuserà di