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5 (1841) Prose varie / di Vinzeno Monti
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DIALOGHI

5l I

colo pesce. Ciriff. Calv. 3, 90. Una rotella prese, e un’ali-cctta Aveva in mano il Cavaliere accorto: E non ti dicose taglia, ed affetta. Or bene; vi par egli che un grano dispelta possa essere metaforicamente la spada d’un cavaliere?Duole alla Crusca, per non soperchiarvi, il dover restrin-gere a questi due soli munuscoli, in ricambio de’vostri, lasua liberalità , mentr’ ella ha modo, se il desiderate , dimostrarvisi più generosa. Ma ciò basti a far manifesta lasua buona intenzione.

Il fin qui detto non tocca che 1’ onor della lingua, dicui indubitatamente l’insigne Compilatore è splendido lumi-nare, ma suggetto ci pure all’ecclissi. Veniamo a ciò chetocca 1’ onore della Toscana (*). Taccio 1’ avere egli affex--mato che l’edizione del Vocabolario Veronese è fatta pertogliere alla nostra lingua questa vergogna; la vergogna, cioè,del miserabile stato, in che l’ebber lasciata gli Accademicidella Crusca. Taccio l’altra dura sentenza, che la modernaFirenze non è pià quella de .’ Salviati e de’ Segni. Ma ogniToscano che sia tenero dell’onore del suo paese, può eglisenza profondo rattristamento udirsi dire sul viso che iFiorentini sprezzano al presente i loro grandi autori Boc-caccio, Dante, Villani, Petrarca , come anticaglie , e scher-niscono chi li legge e ci studia: che hanno già rinunziato a

(*) E questo sia suggel ch'ogni uomo sganni, che allora quando l’Autoredel Dialogo, avendo posto mano, per altrui comando, all’esame del Vo-cabolario della Crusca, dovette rivelarne molte piaghe e toccare quellasuperba pretesa di rendere tutto il tesoro della favella di esclusiva pro-prietà di una sola provincia , anzi di una città sola , già noi fece col-l’animo di vilipendere la nazione Toscana , intorno alla quale usò sem-pre parole di rispetto c di lode, nè il corpo degli Accademici passati opresenti, in cui risplendettcro e risplendono molti bei lumi di lettera-tura , ma ebbe costantemente per iscopo i bisogni della lingua comuneed illustre d’Italia , e per guida la verità, di cui nel Convito, colle pa-role d’Aristatile, scrisse il grande Alighieri 5 che se due sono gli amici >e V uno è la verità , alla verità è da consentire. Del resto nessuno nèFiorentino , nè Accademico avrebbe potuto sostenere con più forza l’o-nore della Toscana e della Crusca, di quello che il faccia qui l'Autore,rispondendo alle acerbe asserzioni del Linguista veronese.