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WALOGUI
Mat. Sì, sì, uno dei tanti educati dal bravo apostolo diGesù , che s’impiccò ad un fico sotto il Calvario.
Tad. In uomo, che fa professione di belli studi, io nonso condurmi a sospettar sentimenti meno che onesti.
Mat. Va, che stai fresco. E soprattutto metti fede incoloro che hanno zucchero in bocca, e mai non si adirano.
Tad. Qualunque egli siasi, l’effetto non celerà. Lascialoentrare.
Mat. Se il fo, siam morti, Taddeo : morti dalle suestucchevoli pedanterie $ e poi beffati e straziati dalle cimiciletterarie confederate con questo critico scarabeo.
Tad. Prendo sopra di me il carico di dargli osso duroda rodere. Tu non uscire de’miei consigli, e lascialo en-trare. Corri, Pasquale, e spalanca le porte al sapientissimoser Magrino Sparuti da Camposecco. (Pasquale parte)
Mat. A quanto veggo tu ti consumi di cascar in braccioal becchino. E non dubitare che questo boccaccevole ma-nigoldo con quelle sue lambiccate aringhcrie contra i mo-derni te ne farà ben tosto la grazia.
Tad. Potrebbe ancor bello ed essere che costui venendoper sonare fosse sonato, e vi lasciasse le pive. Ma non sidee correre a furia sopra costoro, pubblicandoli tutti permale bestie.
Mat. Compare, non toccar questo tasto ^ non mi fardire, per carità.
Tad. E sieno pure il peggio che vuoi. Che prò ti vienegli dal corrucciartene ? Il mondo letterario del pari cheil mondo fisico ha pur esso le sue pulci, le sue vespe, lisuoi tafani. Non sarebbe egli pazzo chi, stornandosi dallasua via, si fermasse a combattere di proposito questi ba-cherozzi insolenti, e desse loro occasione di metter fuorila favola della zuffa tra la mosca e il lione? (*) Ma zitto 5
(*) Ecco la favola. « Sull’ora del mezzodì ne’più caldi giorni d’agostodormiva placidamente un lione sotto un gran leccio, che gli adombraval’entrata della spelonca. Leggerissima su le ali una mosca ancora di-giuna gli si posa dolce dolce sulla punta del naso ; e trovata la parte