DIALOGHI
564
(il modo poi che un paese diventi più grande col divenirepiù piccolo lo sa egli ) : improvvisamente ode una voce chegrida verso di lui. In tanta frequenza di gente che va eche viene, ognuno s’avviserà che quella sia voce cl’un amicoche il chiama, d’ una signora che lo saluta. No : egli è ilSenno, proprio il Senno in persona, che prima lo guardacorrucciato alquanto, poi si mette a sorridere: e il credo}perciocché tal subita apparizione , e di tal personaggio,senza il minimo preparamento, e in mezzo a tanto tumulto,è cosa tutta degna di riso.
Ma g. E io pure contro voglia ne rido , e liberamenteconfesso che il raccontare di questo modo un miracolotaglie fede al racconto.
Tad. E se Orazio 1’ udisse, direbbe al signor Anelli :Quodcumque ostendis mihi sic incredulus odi ; e insegnereb-begli, che ove trattasi di apparizioni divine , e del soloapprossimarsi di cosa che sia celeste, fu sempre avvisode’ poeti, veracemente poeti, il farne precorrere la com-parsa da qualche segno straordinario. Nell’ Inno ad Apol-line di Callimaco il Nume s’appressa, e l’alloro subito tremac tutta la sacra spelonca. Nel terzo dell’ Eneide la vocedello stesso Dio supplicato dal pio Trojano è precedutadal crollarsi del tempio e della montagna, dallo scompi-gliarsi de’lauri, e dal mugghiare della cortina. Nel sestoEcate giunge ; e repente muggire sotto i piedi la terra, esgominarsi le selve. Nell’ Ione d’Euripide il tempio diDelfo improvvisamente riempiesi d’ una luce che vincequella del Sole: ed ecco Minerva. Per lo contrario in Lu-cano (L.v.) ne vedi immote le cime perchè Febo è partito:sì fortemente è stabilita fra’ poeti la regola che dapper-tutto la presenza d’un Nume debba rendersi manifestaper qualche segno sensibile. Così la visione d’ Ezechiellosul fiume Chobar è precorsa da un turbine e da unanube coronata di lampi e tutta di fuoco. Così all’Angelo ,che nel nono dell’ Inferno scende ad aprire ai due poetila porta di Dite, è foriero Un fracasso (V un suon piai di