DIÀLOGHI
5 Ciò
spavento , che vien su per le torbide onde di Stige , e nefa tremare le rive. Non si farebbe in somma più fine, chitutti addur volesse gli esempi di simili epifanie oguorpi-enunciate o da insolita luce, o da improvviso agitamentodell’aere, o dal tremor delle cose che ne circondano, o daaltre simili alterazioni della natura, dalle quali è d’ uopoche un avveduto poeta proporzionatamente al suggetto simostri sempre commosso , acciocché la sua commozionepassi nell’ animo dell’ ascoltante , e acquisti fede alle sueparole. Ora ne’versi che esaminiamo, il Senno (personag-gio allegorico sì, ma divino come Apollo, come Minerva,come qualunque altro Iddio della poetica teologia) com-parisce ex abrupto al signor Anelli senza che si scuotapure una fronda, senza che il poeta ne faccia un sol attodi ammirazione, senza che crescagli una sola battuta dipolso.
Mag. Scusate : a questo è pronta la sua risposta. L’im-jierturbabile tranquillità del poeta, e il non mostrarsi egliniente stupito del comparirgli di questo Dio , è prova dellasua confidenza, della sua famigliarità col medesimo.
Tad. Avete ragione. Stupir si dee delle cose che ci sonnuove, non di quelle che tutto giorno abbiamo alle mani.Ma ognuno , a cui non sia noto che tra il signor Anelli ed il Senno sono tolte di mezzo le cerimonie, dirà chequesta parte della Visione è difettiva del suo principalecarattere, la maraviglia} ripeterà che il luogo della scenafu scelto senza giudizio} sosterrà che in mezzo al torrentedella moltitudine e al fracasso delle carrozze , e allo stre-pito delle musiche militari, e allo sfilare di tanti squadronidi cavalleria e di fanteria, e al continuo battere de’ tam-buri, non solo è fuori del verisimile aver la mente rapitain una portentosa visione, ma impossibile} e conchiuderàche il narrare un prodigio senza la più piccola commo-zione di animo, senza favilla di sentimento, gli è un dire,non mi credete} o piuttosto, non conosco il mestiere.Giuro adunque c rigiuro, se si può dire, che l’egregio prò-