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5 (1841) Prose varie / di Vinzeno Monti
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DIALOGHI

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Tad. Il volto infiammasi tutto della vergogna al vederesu certe cattedre l’ignoranza di certe cose sapute sin daifanciulli che appena hanno fatto il primo saluto a CornelioNepote .

Mag. Dite piuttosto al vedere in Leonida , confitto traTiberio e Pisistrato , la parodia del Giusto in croce fra idue ladroni.

Tad. E questi è l’uomo che ha meritato al mio poverocompar Matteo un carro di contumelie, e l’odiosa accusa-zione di malevolo, d’ignorante, d’ingiusto, perchè ne’foglidella Biblioteca Italiana non risonarono ancora le lodidelle sue epiche buffonerie. E tale onesto silenzio , sugge-

tore che anche questo fu principe virtuoso, a tale che, avendolo 1* am-bizioso suo genero Cleombroto gravato di calunnie e balzato dal tronoin csiglio, non ita multis annis post id te ni pus et in patriani et in re•gmun rcvocatus estj ac defuncto post successitJìlius, Cosi il Meursio (Dercg. laccd. c. 14) concorde a Pausania nelle Laconiche, c. 7. Gravescum eo (Leonida ) inimicitias Lysander Lysandri filius Aristocratis nepostxercuit. Hic Cleombrotum 3 qui cum Leonida 2 filia erat, in familiaritatemallecturn subornata ut et aliorum criminum socerum reutnfaciat... E nar-rata la sua abdicazione dal regno, e l’usurpazione di Cleombroto, e ilpentimento degli Spartani, finisce così: non ita multis post annis abiisdem ( civibus suis ) in patrìam .» et in pristinum edam re gnu ni revoca-tus est.

Ma concedasi eh’ei fosse un tristo; concedasi per vera la favola cherisalito sul trono egli comandasse la morte di parecchi senatori aderentiall’usurpatore ; concedasi che questo fatto (su cui tutti i gravi scrittori,che di lui parlano, sono muti) fosse ingiusta vendetta, anziché giusta enecessaria punizione: con che senno il poeta mette egli qui su la scenaquesto oscuro Leonida a turbare e ingannare le menti de’ leggitori chesubitamente corrono a quel famosissimo e solo conosciuto Leonida chelasciò alla patria la vita, c a tutti i tempi sì memorabile esempio dipiù che umana virtude ? Da Orazio, da Albinovano, da Tacito , da tuttala storia romana sappiamo che prima dell’imperatore Nerone ebbevi de’Ncroni incliti per virtù. Con tutto questo mostrerebbe egli bel giudizioun poeta che, volendo allegare tre esempi di rara bontà, ci uscisse fuoricon questo verso:

Marc’Aurelio, Nerone ed Antonino;

mentre da diciassette secoli il nome di Nerone in bocca pure alla piùvii donnicciuola è divenuto il sinonimo della crudeltà; come quel diLeonida dell’amor della patria c del più sublime eroismo?