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5 (1841) Prose varie / di Vinzeno Monti
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DIALOGHI

rito parte dalla coscienza c parte dalla compassione , inquale città si reca a gran colpa, e se ne mena tanto fra-casso ? Nella patria di Felice Bellotti , che più d’ogn’altroera degno di onorata ricordazione, e più d’ ogni altro hataciuto e si tace, perché modesto del pari che valoroso.Ardo di uscire da questo fango per bearmi ne’ versi diquel bellissimo ingegno. E già mi goderei questo dolce, evi sarei venuto mostrando, signor Magrino (siccome purmostrerò ), quanto fior di talenti fa onore alle Muse suqueste rive con maraviglia de’ più canuti, se cotesta ma-laugurata Visione non mi avesse, colpa vostra, sviato dalmio cammino. Si finisca adunque, poiché ci ho messe lemani, di carminar questa lana} e osserviamo che accade,terminata quella grave conversazione.

Tad. Ma ecco il nostro Matteo che già tutto si è riavuto.Vieni, compare, e poni giù la paura d’altro deliquio. SerMagrino, bontà sua singolare, si é degnato abbassarsi adun parlare più rimesso, e più accomodato alla corta nostracapacità. (piano a Matteo.) E non è poi il pedante chedianzi mi predicavi.

Mat. (Piano a Taddeo.) Lucidi intervalli.Sta in guardia,non ti fidare.

Mag. (tra .fé.) E’ se la zufolano negli orecchi. Ma i’ co-nosco i mie’ polli: e a suo luogo e’ vedranno cotesti duesaccentuzzi eh’ i’ non son de’ Bertoldi.

Mat. Posso adunque dirmi sicuro eh, messere?

Mag. E di che ?

Mat. Sicuro che non pensate più ad ammazzarmi. Benm’intendete.

Mag. Se avessi potuto pur sospettare che la favella delCertaldese fosse sì òstica al signor Matteo ....

Mat. Adagio, padron mio: Protesto di aver per ottimala favella di quel grand’ uomo, eccettuati i vocaboli (e nonsono molti) rifiutati dall’uso arbitro delle lingue} protestod’ aver per belle bellissime le sue locuzioni} e giungo adire clic, senza lo studio del Boccaccio , nessuno verrà mai