DIALOGHI
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Cesare. In somma, mirabile dictu! egli è alienato dai sensi,e fa tutto che si può fare nel più perfetto e tranquillouso de’ sensi.
Mat. Il prodigio è sì strano , che bisogna toccarlo percrederlo.
Mag. Recitate il testo, e vedremo.
Tad. Ecco il testo:
In questo dir
(cioè, mentre il Senno gli parla, ed egli sei vede semprealla cintola)
In questo dir le sacre squille e il tuonoDe'metalli guerrier nunzian l’istanteChe riede Augusto dell' Insubria al trono.
Si schieran le milizie, c l'ondeggiante
Popol la via disgombra, e a destra c a mancaL’un preme l’altro, onde veder più innante.
Io pur, levando la persona stanca,
Mi volgo a riguardar ....
Mat. Come, come? Egli è assorto in ispirito, e in questostato d’alienazione non solo ode lo strepito de’ cannoni edelle campane, non solo vede lo schierarsi delle milizie, el’ondeggiare del popolo che fa largo, ma di più si alza eglistesso colla persona, e con tutta 1’ estasi addosso si ficcaavanti per riguardare ? Per dio, che prodigio simile nonsi è mai udito. Ma bada, compare, bada che quando egliode e vede e fa queste cose , 1’ estasi non sia già bella efinita^ altrimenti bisogna concludere che è finito il giudizio.
Tad. Finita l’estasi? Oh vedi un po’tu! Egli n’è anzisul forte } chè appunto in questo scompiglio comincia laseconda parte della Visione. Noi credi ? Credilo a lui me-desimo :
Io pur, levando la persona stanca,
Mi volgo a riguardar; quando lontanoVeggo una nube luminosa e bianca,Che d’alto cala; indi, radendo il piano,Scopre una donna in trionfai decoro.