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5 (1841) Prose varie / di Vinzeno Monti
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DIALOGHI

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E in un abisso incomprcnsibil, mistoDi retti rai, d’infranti, e ripercossi,

La santa apparve Umanità di Cristo.

Io caddi al suol per lo stupor, nè mossiLe pupille a mirar l’imagin diva;

Quando il prosteso aneli’ei mio duce alzossi,

E disse: Vedi. E io vidi (o allor più vivaDie il Cielo agli ocelli miei forza secreta,

0 un’ altra in lor creò virtù visiva ),

Vidi del Verbo in sen qucll’Alma lieta,

Che le impresse d’amore il bacio in fronte,

E la fronte brillò come un pianeta.

Qui il veggente innalza lo stile a descrivere la beatitu-dine di quell’ anima divinizzata. Indi l’Angelo conduttoregli spiega il concetto udito di sopra: Iddio può tutto; mala sua onnipotenza non resiste alle lagrime del pentimento.Appresso ciò la beata Enrichetta dal pieno della sua ce-leste letizia osservato il poeta , a lui si volge cortese , ecommettegli di scrivere il suo trionfo, e di consolare il suoreai genitore, e di dirgli eh’ ella è sua figlia anche nelcielo. Piena di teneri sensi è pur l’ambasciata eh’ ellamanda alla sua sorella Luigia di Borbone duchessa diParma e Piacenza, e che termina la Visione:

Dille che arresti al lagrimar la piena,

Che amaro fe su gli occhi suoi ritornoMille fiate con sì larga vena ;

Ch’io vidi lei dal lieto mio soggiornoChiudersi fra’ silenzi c i tristi orrori,

E odiar la luce dell’ingrato giorno.

Dille eh’ io non obbllo fra i nuovi onoriDel cornuti sangue, e del gemello nodoChe nel nascer ci avvinse, i primi amori;

Che questi io serbo , e con mirabil modoDe’miei pensici' su le felici penne,

Menti’ella invan mi piange, a lei mi annodo.

Tacque, c a paro del Sol chiara divenne,

E su l’altr’Alme il foco suo diffuse,

E parte in se dell’ altrui foco ottenne.