DIALOGHI
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E in un abisso incomprcnsibil, mistoDi retti rai, d’infranti, e ripercossi,
La santa apparve Umanità di Cristo.
Io caddi al suol per lo stupor, nè mossiLe pupille a mirar l’imagin diva;
Quando il prosteso aneli’ei mio duce alzossi,
E disse: Vedi. E io vidi (o allor più vivaDie il Cielo agli ocelli miei forza secreta,
0 un’ altra in lor creò virtù visiva ),
Vidi del Verbo in sen qucll’Alma lieta,
Che le impresse d’amore il bacio in fronte,
E la fronte brillò come un pianeta.
Qui il veggente innalza lo stile a descrivere la beatitu-dine di quell’ anima divinizzata. Indi l’Angelo conduttoregli spiega il concetto udito di sopra: Iddio può tutto; mala sua onnipotenza non resiste alle lagrime del pentimento.Appresso ciò la beata Enrichetta dal pieno della sua ce-leste letizia osservato il poeta , a lui si volge cortese , ecommettegli di scrivere il suo trionfo, e di consolare il suoreai genitore, e di dirgli eh’ ella è sua figlia anche nelcielo. Piena di teneri sensi è pur l’ambasciata eh’ ellamanda alla sua sorella Luigia di Borbone duchessa diParma e Piacenza, e che termina la Visione:
Dille che arresti al lagrimar la piena,
Che amaro fe su gli occhi suoi ritornoMille fiate con sì larga vena ;
Ch’io vidi lei dal lieto mio soggiornoChiudersi fra’ silenzi c i tristi orrori,
E odiar la luce dell’ingrato giorno.
Dille eh’ io non obbllo fra i nuovi onoriDel cornuti sangue, e del gemello nodoChe nel nascer ci avvinse, i primi amori;
Che questi io serbo , e con mirabil modoDe’miei pensici' su le felici penne,
Menti’ella invan mi piange, a lei mi annodo.
Tacque, c a paro del Sol chiara divenne,
E su l’altr’Alme il foco suo diffuse,
E parte in se dell’ altrui foco ottenne.