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gnanima, e generosa, Voi Io riceverete volentieri , e che noncederete (anche a tal riflesso) di continuarmi la Vostra sinceraamicizia , e di stendere lopra di me i benefici raggi della Vo-stra valida protezione.
Ancorché sia da molti creduto non essere la Montagna dikornnn, che anche Vesuvio è chiamata, antichissima, e che non3hbia incominciato ad esalare i suoi fuochi , se non ne’ secoli*st Tito , o almeno, che peli’avanti non fossero state TEruzio-ni né cosi frequenti, né così grandi ; pure non solo per quello,che veggiamo noi medesimi anche ai eli d’oggi, quanto per l’au-to rità degli antichi Scrittori , è necessario arguire tutto il con-trario . E certamente noi veggiamo quasi in tutta la Campagna,e . molto lontano anche dal Vesuvio , e in luoghi dove l’Eru-žl °ni del Vesuvio non potevano penetrarci, scavata che sia lat^rra tutto il terreno ricoperto non solo di Ceneri, e di Lapilli,c he fori è come piti minuti vi potevano essere trasportati, o daiJVto, o dalla forza del fuoco, ma anche di grossissime, e pe-stissime Lave smaltato tutto, ed incrostato . Nel ciò vederesubito in mente , che questi Vesti vj sono antichissimi, e^tichissimo ai par di loro è il Monte di Somma . Di qui è,i Gentili hanno favoleggiato, che i Giganti fecero guerraCielo, e che furono dal sommo Giove vinti , e debellati ;Ve furono sepolti nei Campi Flegrei, e che spaventevoli anche>o morte,dimostrassero il loro sdegno, e vomitassero dalla lo-o bocca e fumo, e fiamme . Di qui è, che il Monte di Som-dal Dio Summano , che altro non è, che Fiutone Dio dell’sterno quasi Summit s Deorum Manium è stato denominato (a ).. ^ qui é ancora, che tante Terre, Villaggi,e Città sparse in-. rn ° ai Vesuvio, e che alla biforcuta Montagna fanno corona,tte hanno nomi significanti fiamme, e fuoco; perché Pompei }
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Marcano N/tpt. Philologiac. San Tommaso cP Amino nel Commento, che egli
«l Va..— ' — - V * ‘r , V °v 1* >. . I • a * * rr.r.
i>ì ni Sve qino Boez'O ( Lib.I. ) così moralizza: Sccundnm quod tangit est, ignis Vefc-hf'npls 15 ' P er quei» defignantur avari , & invidi . Sicut etimi ignis Vesevi montiitr 'ipi a ar det , ita avari ardent in cottcupiscentia bonotrum exterioruni , & ficttt ignisAffittì** ? gu-andoque consumit loca vicina , sic invidi quandoque nocent verbis , fi non‘gu es • E P*ù dell’Angelico Dottore fi spiega Minuzie Felice In Ott. Sicut
Fthnae , & Vesuvii montis , ér ardentium nbique terramin stagrant , nec ero-
siti
tur
’ ,!a poenale ilìud intendium non Samnis ardentium pascttur , sed irtexesa cor-i n f * 3ce:r a“one nutritur . Cosi paragonando al fuoco del Vesuvio quelle delle pe-
."ffernalr;^nisc e mai
^ fi*™ 3 ' 11 > v ^ ene a spiegare come e l'uno» e Taltro fuoco sia inestinguìbile , «