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remmo ricoperti, e oppressi dal peso. Mi sarei potuto gloriare,che in un sì gran pericolo nè avrei pianto, nè avrei prorottoin nessuna parola,che non fosse da uomo forte ; fenoli avessipensato, che morendo io, venivano a finire per gli altri tuttele cose, lo che è un miserabile, ma gran sollievo della nostramortalità. Finalmente quella caligine aflòttigliata come un fu-mo , o come una nebbia sparì via. Dipoi si fece veramentegiorno, comparve anche il Sole, ma smorto; come appuntosuol essere,quando si eclissa. Comparivano avanti agli occhitutti gli oggetti, che sembravano mutati, e tutti erano rico-perti di cenere, come se fosse neve. Tornati a Miseno, e risto-rati alquanto i corpi passammo la notte incerta, e dubbiosatra la speranza, e il timore: ma la paura era quella,che pre-valeva. Imperocché i terremoti continuavano ancora, e mol-ti fanatici con spaventevoli augurj presagivano la propria, el’altrui rovina. Non ci venne però mai allora in pensierod’andarcene, ancorché avessimo provato quel pericolo , e neaspettassimo un altro, fino a tanto che non ci venisse nuovadello Zio. Voi leggerete tutte queste cose, che non sono de-gne d'una Storia, e perciò non le registrare in iscritto ; edarete la colpa a voi medesimo, che avete voluto , che iovi faccia questo racconto, se vi parrà, che quel, eh’ io hodetto non sia neppure da scriversi in una Lettera.
Questa è dunque la Storia dell’Eruzione seguita a tempoTifo, e circostanzialmente narrata da Plinio il Giovane per ap-pagare la dotta curiosità di Cornelio Tacito . Non solo da ciò,che dice elio Plinio bisogna argumentare , che ella fosse gran-dissima, ma perché molti altri Autori ne fanno menzione.in vero oltre le due riportate Lettere di Plinio , se ne legg Sla memoria in Suetonio Tranquillo alla Vita di Tito , allor-ché
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re ejsemus . Pojfem gloriasi non gemitum mihi , non vocem parum sorton tnpericulis excedijse : nifi me eum omnibus omnia mecum perire misero , magno tat#rnortalitatis solatio credidijsem . Tandem illa caligo fermata quasi in samum nebal^ ,,! _àiscejfit . Mox dies , sol etiam effulfit , luridus tamen , qualis ejfe quam deficit fi l -^ tGccursabant treptdantibus adhuc oculis mutata omnia , aìtoque cinese tamquam ftl ^ roh duci a . Regressi Mifcnum , curatìs utmmque corporibus , subfpensam , dubiamqtiellem spe , ac rnetu exegimus; metus praevalebat : nam & tremar terrae perfives*” 'ÉT plerique Ipnpbati terrificis vaticìnationìbus , & sua , & altera mala ludificabJdobis tamen ne fune quidem quamquam expertis periculum, & ea spectantibm ffi (t( ,di consilium donec de avunculo nuncius. Haec nequaquam hifloria diana non ',ras leges ; & ubi feilieet ,qui rcqttifefii finputabis fi digna tie epijìela quidem vidcoat» 1