ni. Fuvvi pure ordinata una scuola di artiglieria con una brl)lioteca, una galleria di modelli, un gabinetto di chimica e dimineralogia: ma non esiste che la sola sala di modelli, e laparte sinistra dell’ arsenale minaccia rovina per l'imperiziadell’ingegnere Seguro.
Uscendo dal castello si va al Molo. L’ antico porto di Na poli era in quella contrada, che anche oggi chiamasi Porlo, apiedi della chiesa di S. Giovanni Maggiore. Il nuovo porto èmolto lontano, ed è formato da un molo che fu costrutto daCarlo II di Angiò nel i3o2, e che fu poscia ampliato daAlfonso. La torre del fanale vi era stata eretta al tempo di Fe-derico d’ Aragona, ma essendo stata maltrattata da’ fulmini farifatta nel i 656 . Il viceré duca di Alba fece alcuni migliora-menti a questo porto, ma il suo perfezionamento lo deve al reCarlo Borbone , il quale nel 1740 dal fanale prolungò per 3 oOpalmi il braccio del Molo verso oriente. Tale nuovo braccio di-fende il porto, per quanto si può, dallo scirocco che domili*nel nostro cratere. Termina con un fortino, che tiene sotto varimagazzini per comodo delle navi che volessero disarmare, b 1siffatto fortino avrebbesi dovuto erigere la torre del fanale dop®il nuovo prolungamento del Molo. Questo formava uno de’pas-seggi più deliziosi e più frequentali della città: ma nel 179^venne chiuso dopo il fanale, ed il nuovo braccio divenne aneli* 5esso un fortino. Sul Molo si cantano storie da’ poetastri volga”ri, e si spacciano rimedi da’saltimbanchi. Lungo i suoi lati b*sedili di piperno. Bravi prima una fontana con bassirilievi e quat-tro statue di Giovanni da Nola , le quali dal volgo erari chiamai®le quattro del Molo. Ma queste belle opere furono involate d>^viceré Pietro d’ Aragona per ornare i suoi giardini in Ispagna-Questo porto e piccolo ed anche poco sicuro, né sarebbe dilllcil®formarne uno più proprio e più vasto tra la darsena ed il ca-stello dell’ Ovo, che meglio corrispondesse al bisogno di un*gran città commerciante. Tullavolta anche il porlo attuale s* r