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3 (1837) Roma / per cura di D. B. [Davide Bertolotti]
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ROMA

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Gli spettacoli non furono mai più ma-gnifici che sotto gl' imperatori. Nerone ne variava le rappresentazioni con lussoinaudito. Si principiava colla caccia. Ap-pena uccise le bestie, l'arena si cambiavain un vasto lago e seguiva una battaglianavale; poi l’acqua usciva da larghe aper-ture, ed alle naumachie sottentravanonuovi combattimenti di gladiatori. L a-cqua ricompariva ; con essa sorgevanoqua e là isolette e foreste verdeggianti:finalmente sontuosi banchetti dati aglispettatori sotto ombre che parevano doveressere eterne, terminavano quelle festeche aveano durato molti giorni.

Inattese rappresentazioni aumentavanotalvolta il diletto e la maraviglia degliastanti. Allorquando l’arena era in partecoperta dall’acqua, gli elefanti, le tigried i leoni assalivano cocodrilli, ippopo-tami , buffali, e gl’ inseguivano anchesott’acqua. Narra Marziale che i leopardi,le tigri, gli animali più crudeli, mansue-fatti da valenti Affricani, si lasciavanoattaccare ai carri ed anche percuotere colladocilità degli animali domestici. Nerone ,nei giuochi che diede a sua madre, fecevenire un elefante funambolo che si in-nalzò sino al portico superiore del Colos-seo ; cioè a ì 5 tese, camminando in ca-denza sulla corda e recando un uomosulle spalle ( Elephas introductus sum-mum eius theatri fornicem conscendit,atqtie inde vchens hominem in funemambulavit ).

Spesso tori ed altri animali venivanocon macchine innalzati sino al velario.

Per tutte queste decorazioni, appari-zioni, foreste, voragini, montagne, laghi,e finalmente per le numerose macchinenecessarie a quelle sontuose rappresenta-zioni, vi erano vasti sotterranei sotto l’an-

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fiteatro, così che poteva dirsi esservi dueColossei uno sotterra e l’altro di sopra.

Un numero quasi incredibile di citta-dini e di schiavi era impiegato a servigiodegli anfiteatri. I primi maestrali dellarepubblica ne aveano la soprantendenza,e con ciò potevano cattivarsi l’affezionedel popolo lusingando la sua passione pergli spettacoli.

Ma anche la gloria del Colosseo scom-parve. I combattimenti dei gladiatori,instituiti verso l’anno 49° della fonda-zione di Roma , furono aboliti nel 4°4di G. C. Un monaco di nome Almachio,mosso da santo zelo, si slanciò un giornonell’arena per separare i combattenti. Ilpretore Alipio vegliava ai giuochi; sde-gnato dell’azione del monaco, lo feceuccidere per aver messo ostacolo allacelebrazione degli esercizi ; ma l’intentod’Almachio era conseguito, e l’imperatoreOnorio proibì i combattimenti dei gla-diatori.

Allora principiò pel Colosseo l’epocad’una decadenza progressiva. Pure, anchequal monumento, esso proseguiva adessere la maraviglia di Roma ; ma più nonoffriva come per lo passato quei grandiosidivertimenti che parevano piuttosto de-stinati agli eroi ed a’ semidei della favolache A semplici mortali.

La barbarie compì la rovina del Co-losseo , meno per opera dei nemici diRoma , che per l’epoca del rinascimentodelle belle arti che succedette alle inva-sioni settentrionali. Infatti, allorquandola capitale del mondo principiò a respi-rare dopo l’espulsione de’ suoi tiranni,tutti i grandi ed anche i privati volleroriedificare palagi. Il Colosseo era unamagnifica cava, che aveano sotto lajnano: senza riguardo pel suo antico