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Orlando furioso di Messer Lodovico Ariosto : con gli argomenti in ottava rima di M. Lodovico Dolce, et con le allegorie a ciascun canto di Tomaso Porcacchi ...
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Rimontò slVI destriero, e stè gran pezzoA riguadar chcl Saracin tornaste .

Ncl vedendo apparir, volse da lezzoEgli eflèr quel, elsa ritrovarlo andaste .Ma, come costumato, e benauezzq,Non prima il stalattiti quindi si trastè,Che con dolce parlar , grato, e corteseBuona licentia da gli amanti prese.

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Zerbin di quel partir motto si dolse,

Di tenerezza ne piangea Isabella.Voleano ir seco : ma il Conte non volseLor compagnia,bé clrcra buona e bella.E con questa ragion (è ne disciolse ;

Cista guerrier è infamia sopra quella >Che quando cerchi vn sito nimico.prèdaCompagno, che stalliti,e che J l difenda.

98

Il pregò poi, che quando il SaracinoPrima che in lui, si incontraste in loro,Li dicclîer, chOrlando hauria vicinoAncor tre giorni per quel teniroro :

Ma che dopo sarebbe il suo caminoVerso stlnsegne de i bei Gigli deroPer cster con lcstèrcito d i Carlo :

Perche volédol,sappia,onde chiamarlo .

IOi - , 114

Volgendosi iui intorno , vide scrittiMolti arboscelli in stombrosa fina - _Tosto che fermi vfoebbe gli occhi,e fitti. certo ester di man de la sua DinaQuesto tra u di quei luoghi già descritti:Onde sovente con Medot veniuaDa casa del Pastore indi vicinaLa bella donna del Catai Rei»a.

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ANGELICA , e Mcdor con cento nodiLegati insieme. e in cento lochi vede .Quante lettere son-, tanti son chiodi,Co i quali Amore il cor li punge e siede.Va col pensier cercando in mille modiNo creder quel ,cista! suo dispetto crede,Chaltra Angelica sia,creder si sforza :Csthabbia le rittil lilo nome in quella scor104 (za.

Poi dice, Conosco io pur queste note ,

D. tali io istho tante vedute e lette .Finger questo Medoro ella si puote,Forte cista me questo cognome mette.Con tali opinion dal ver remoteVsàudo fraude à (e medesimo, stetteNe la speranza il ni il contento Orlando,Che li teppe a te stesso ir procacciando .

VENTESIMO TERZO.

Quelli promiser farlo volentieri,

E questa,e ognaltra cosi al suo comèdo.Feron causin diverso i Cavalieri :

Di qui Zcrbino,edilà il ConteOrlâdo.Prima che pigli il Conte altri sentieri,

A starbor tolse , e a se ripose il brando.

E dove meglio col Pagan penfòsseDi potersi incontrare , il destrier mostè.100

Lo strano corso, che tenne il cavalloDel Saracm , nel bosco senza via ,Fcce.ch'Orlâdo andò duo giorni in siilo, lo trono, potè batterne spia.Giunte ad vn rivo che parea cristallo ,Ne le cui sponde vn bel pratel Sorsi ,

Di nasino color vago e dipinto,

E di moki,e belli arbori distinto.

>os ,, .

Ma sempre più raccende, e pin rmoua , ^Opaco spegner più cerca il rio sospettoCome Pincaueo angel, che si ritrova .In ragna, ò m visto hauer dato di petto:Quanto più batte Pale, e più si prova.Di disbrigar, più vi fi lega stretto.'Orlando viene , ove sincmua ;! monteA guisa d'arco in su la chiara fonte

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Haueano in Ventrata il luogo adornoCo i piedi storti, edere, e viti erranti.Quivi soleano al più cocente giornoStare abbracciaci i duo felici amanti-VSiatieano 1 nomi lor dien o e dintornoPiù che in altro de i luoghi circonftanttScritti,qual con carbone,e qual cógelso,£ qual con punte di coltelli impresso.

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liaipic..-nàtesiìasi*sitan»*ìâìàsdisi 1 $[tutte®'

Il Merigge facea grato lorezoAl duro armento, & al pastorignndo >Si, clic Orlando lentia alcun ribrezo :Che la corazza hauca,Pelino, e io scudo.Oii'sii ttgh entrò per riposimi in mezo :E v'hebbe uauagliosò al bergo, e crudo,E più che dir si polla empio soggiornoQueiPùifdice, c sfortunato giorno.

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Il mesto Conte a pie quivi discese,

E vide in Pennata de la grottaParole affai, che di sua man distesteMedoro hauea,che parean scritte allotta.Del gran piacer, che ne 1 » grotta prese »Questa sèntentia inversi hauearidotta :Che filile evira in suo linguaggio io péso.Et era ne la ncstra tale il sènso .

P 1 Liete