XXVII
jVie più che a noi mortali il ciel concesse[Domabile midollo entro al cerèbro,
[Sicché breve lavor balìa a stamparvi(Novelle idee. In oltre a voi fu dato,
'Tal de’sensi , e de’nervi , e de gli spirti(Moto e struttura, che ad un tempo mille1 Penetrar pnote, e concepir volt? alma[Colè diverse, e non però turbarle,sO confonder giammai, ma (cerve e ciliare(Ne’loro alberghi ricovrarle in mente -
Il vulgo intanto, a cui non dessi il veloI Aprir de’venerabili misteri,
I Fie pago assai, poiché vedrà Inventosire e tornar dal tuo palagio i primisD’arte maestri , e con aperte fauci/Stupefatto berà le tue sentente »
Ma già Vegg’ io, che le oziose laneI Soffrir non puoi più lungamente , e in vanoITe Pigliavo tepor Infinga e mo! c e,
[Perocché or te più gloriosi assimili[Aspettan l’ore a trapassar del giorno.
Su dunque ò voi del primo ordine servi,(che de gli alti Signor ministri al fianco'Siete incontaminati, or dunque voi/Al mio divino Achille, ( i ) al mio Rinaldoî B 2 L’ar-
(i ) Achille , i Rinaldo fono abbastanza no-