XXXII
JEntrò ne l’alto , e il grande arco crollando,
f - E il capo, risonar fece a quel motoIl duro acciar, che la faretra a tergoj^Gli empie, e gridò: solo regnar vogl’io.^Difle, e volto a la madre ,, Amore adunqueIl più possente in fra gli Dei, il primoxf„ Di Citerea ( i ) figliuol ricever leggi,
E dal minor gennari ricever leggi■jK„ Vile alunno, anzi servo? Or dunque Amore^w„ Non oserà suor eh’una unica voltaw ,, Ferire un’alma come quello fcbitoA),, Da me vorrebbe? E non potrò giammaif,, Dappoi eh’io strinsi un laccio , ancoslegarlc,
,, A mio talento, e qualor panni un altro>„ Stringerne ancora? E lascerò pur eh’egli ^,, Di suoi unguenti impeci a me i miei dardi, jvPerche men velenosi, e men crudeli, J}j >, Scendano ai petti? Or via perche non togli[„ A me da le mie man quel!’arco, e quelleArmi da le mie spalle, e ignuda lasciQuasi rifiuto de gli Dei Cupido ( 3 ) ?
1 „ O il bel viver che sia qualor tu solo
„ Re-
( i ) Amore , dette dnlV Isola dì Citerà fa-) era a Venere f 'ta Madre .
( z ) Lordo , immondo •
( 3 ) Amore .