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Il mattino, il mezzo giorno e la sera : poemetti nuovamente illustrati con note istoriche / [Giuseppe Parini]
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XXXII

JEntrò ne lalto , e il grande arco crollando,

f - E il capo, risonar fece a quel motoIl duro acciar, che la faretra a tergoj^Gli empie, e gridò: solo regnar voglio.^Difle, e volto a la madre ,, Amore adunqueIl più possente in fra gli Dei, il primoxf Di Citerea ( i ) figliuol ricever leggi,

E dal minor gennari ricever leggijK Vile alunno, anzi servo? Or dunque Amore^w Non oserà suor ehuna unica voltaw ,, Ferire unalma come quello fcbitoA),, Da me vorrebbe? E non potrò giammaif,, Dappoi ehio strinsi un laccio , ancoslegarlc,

,, A mio talento, e qualor panni un altro> Stringerne ancora? E lascerò pur ehegli ^,, Di suoi unguenti impeci a me i miei dardi, jvPerche men velenosi, e men crudeli, J}j >, Scendano ai petti? Or via perche non togli[ A me da le mie man quel!arco, e quelleArmi da le mie spalle, e ignuda lasciQuasi rifiuto de gli Dei Cupido ( 3 ) ?

1 O il bel viver che sia qualor tu solo

Re-

( i ) Amore , dette dnlV Isola Citerà fa-) era a Venere f 'ta Madre .

( z ) Lordo , immondo

( 3 ) Amore .