XLI
fin nobil cor. Tosto il Signor vedrai; Mansuefatto a te chieder perdono,
'E sollevarti oltr’ogni altro mortaleiCoa preghi e stufe a niun altro concesse ;lOnde securo Sacerdote alloritL’immolerai qual vittima a Fìlau\io , ( i )(Solo Nume de’Grandi, e pria d' ogn' altro'Targa otterrai del tuo lavor mercede.
Or, Signore, a te riedo • Ali, non sia colpaI Dinanzi a te s’io traviai col verso[ Breve parlando ad un mortal, cui degniÎTu de gli arcani tuoi. Sai, che a sua voglia?Onesti ogni dì volge , e governa i capirDe’più felici spirti, e le matrone ,
(Che da’sublimi cocchi altro disdegnano/volgere il guardo a la pedestre turba,iNon disdegnan sovente entrar con luisin festevoli motti, allor eh*esposti?A la sua man sono i ridenti avor;
?Del bel collo, e del crin l’aureo volume.(Perciò accogli ti prego i versi miei_ÌTuttor benigno; ed odi or come postaj^L’ore a te render graziose, mentreA Dal pettin creator tua chioma acquista
Leg-
C i ) Nome proprio •