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"VI giocondi rubini alto levando H-
Del grappolo primiero : e tal tu forseTcstalico garzon ( i ) mostrasti a Jolco ( 2 )
,i|l’ auree lane rapite al feto Drago,î Vedi, o Signor, quanto magnani m'ira1’eroe che vicino a P altro siede
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A quel novo spettacolo si desta:
Vedi come s’affanna, e sembra il ciboObliar declamando. Al certo al certoil nemico è a le porte: ohimè ! PenatiTremano, e in sorse è la civil salute. * 1Ah no; più grave a lui, più preziosaCura Io infiamma: ,, Oh depravati ingegni„ De gli artefici nostri | In van li spera,, Da l’inerte lor man lavoro indù lire ,
,, Felice invenzion d’uom nobil degna:
,, Chi sa intrecciar, chi sa pulir fermaglio
„ A no-
(jì Ci) Gitisene figlie d’’ Esone , ed Ale menawfn allevare dal Ceniamo Chirong . Pelin juo\1 tutore cerei) le firade di perderlo per assicurarsiTrono , * lo persuase di etndare alla conqni-iLisa del Volto d'Oro in Calchine , sperando, che[j più non fosse per ritornare. Ma col favore dil-Medea Maga lo superò , e addormentò il Dra-i{gene alato. Condusse via Medea, e Palliando (Ip.ò , e provò la stia vendetta . S’impadronì di/
l Jolco , ov* mori. Pausi Ovid- Met. !. y.Virg.)12) Città della Tejsaglia , ove regnò Gia-i•fifone , i