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quella che succede ad un giorno pieno di agitazione e di guai,e che ne precede uno deslinato ad una impresa importante edi esito incerto. Kenzo si fece vedere di buon mattino, e con-certò colle donne o piuttosto con Agnese la grande operazionedella sera, proponendo e sciogliendo a vicenda difficoltà, anti-veggendo contrattempi, e ricominciando, or l’uno or l’altra, adescrivere la faccenda, come si racconterebbe una cosa fatta.Lucia ascoltava; e senza approvar con parole ciò che non po-teva approvare in cuor suo, prometteva di fare il meglio chesaprebbe.
"Andrete voi giù al convento per parlare al padre Cri-stoforo, come egli vi ha detto ier sera?” domandò Agnese aRenzo.
"ZuccheI” rispose questi: "sapete che diavoli d’occhi hail padre: mi leggerebbe in volto, come sur un libro, che c’èqualche cosa nell’aria; e se cominciasse a farmi degli interro-gatorj, non potrei uscirne a bene. E poi io ho a star qui, peraccudire alle cose. Sarà meglio che mandiate voi un qualche-duno.”
"Manderò Menico.”
"Si bene,” rispose Renzo; e parti per accudire alle cose,come aveva detto.
Agnese andò alla casa vicina a dimandare di Menico: ungarzoncello di dodici anni circa, svegliato assai, e che per viadi cugini e di cognati veniva ad essere un po’ nipote delladonna. Lo chiese ai parenti , come in prestito, per lutto quelgiorno, "per un certo servigio,” diceva ella. Avutolo, lo con-dusse nella sua cucina, gli diede da colezione, e gl’impose chese ne andasse a Pescarenico, e si mostrasse al padre Cristoforo,il quale lo rimanderebbe poi con una risposta, quando sarebbetempo, "il padre Cristoforo, quel bel vecchio, tu sai, colla barbabianca, quel che chiamano il santo..,.”
" Ho capilo,” disse Menico: "quegli che accarezza semprei ragazzi, e che dà loro di tempo in tempo qualche immagine.”
"Appunto, Menico. E s’egli ti dirà che tu aspetti qual-che tempo li presso al convento, non ti sviare: bada di nonandare cogli altri ragazzi al lago a far saltellare le piastrellenell'acqua, nè a veder pescare, nè a giuocare colle reti appeseal muro ad asciugare, nè....”