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di mano al tegame delle polpette summenlovate, gli si accostòchetamente quel bravaccio che aveva squadrato il nostro gio-vane, e gli disse sotto voce: "Chi sono quei galantuomini?”
"Buona gente qui del paese,” rispose l’oste, rovesciandole polpette nel piatto.
"Va bene; ma come si chiamano? chi sono?” insistettecolui con voce aspretla.
"Uno si chiama Renzo,” rispose l’oste pur sottovoce:"un buon giovane, assestato; filatore di seta, che sa bene ilsuo mestiere. L’altro è un contadino che ha nome Tonio: buoncamerata, allegro: peccato che ne abbia pochi; che gli spende-rebbe tulli qui. L’altro è un baciocco che mangia volentieriquando gliene danno. Con licenza.”
E con uno scambietto uscì tra il fornello e l’interrogante,e andò a portare il piatto cui si doveva. "Come volete sapere”rappiccò Renzo quando lo vide ricomparire "che sieno galan-tuomini, se non li conoscete?”
"Le azioni, caro mio: l’uomo si conosce alle azioni. Quelliche bevono il vino senza criticarlo , che mostrano sul banco lafaccia del re senza taccolare, che non attaccano quistioni congli altri avventori, e se hanno una coltellata da consegnare a uno
10 vanno ad aspettar di fuori e lontano dall’osteria, tanto che
11 povero oste non ne vada di mezzo, quelli sono i galantuomini.Però, se si può conoscer la gente pulito, come ci conosciamofra noi quattro, è meglio. E che diavolo vi vien voglia di sapertante cose, quando siete sposo, e dovete aver lull’altro in te-sta? e con dinanzi quelle polpette che farebbero resuscitare unmorto?” Cosi dicendo, se ne tornò in cucina.
Il nostro autore, osservando al diverso modo che tenevacostui nel soddisfare alle inchieste, dice ch’egli era un uomocosi fatto, che in tutti i suoi discorsi faceva professione d’esseremolto amico dei galantuomini in generale; ma in atto praticousava molto maggior compiacenza con quelli che .avessero ripu-tazione o sembianza di birboni. Era, come ognun vede, un uomod’un carattere ben singolare.
La cena non fu molto allegra. I due convitati avrebberovoluto assaporarne lentamente il diletto ; ma il convitante,preoccupato di ciò che il lettore sa, e infastidito, inquieto ancheun po’del contegno strano di quegli sconosciuti, non vedeva