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si vuole! Hai tu mai sentilo affanno di cuore? Hai tu mai avutopaura ? Non sai le parole che fanno piacere in quei momenti?Dille di quelle parole: trovale in tua malora. Va tosto.”
E partita ch’ella fu, si fermò egli alquanto alla finestra,cogli occhi fìssi a quella carrozza, che già appariva più granded’assai; poscia guardò al sole, che in quel momento si nascon-deva dietro la montagna; poi guardò alle nuvole sparse al disopra, che di brune si fecero quasi in un istante di fuoco. Siritrasse, chiuse la finestra, e si mise a passeggiare innanzi eindietro per la stanza con un passo di viaggiatore frettoloso.
CAPITOLO VEATESIMOPRIMO.
La vecchia era corsa ad obbedire e a comandare coll’au-torità di quel nome che, da chiunque fosse pronunziato, facevalà entro sollecitare ognuno; perchè a nessuno veniva in pen-siero che altri potesse mai arrischiarsi di spenderlo falsamente.Ella si trovò in fatti alla Malanotte un po’prima che la carrozzavi arrivasse; e vedutala venire, uscì di lettiga, fe segno al coc-chiere che si rattenesse, si avvicinò allo sportello, e al Nibbio,che mise il capo fuori, disse all’orecchio la volontà del pa-drone.
Lucia, al fermarsi della carrozza, si scosse, e rinvenneda una specie di letargo. Provò un nuovo soprassalto di ter-rore, spalancò la bocca e gli occhi, e guatò. Il Nibbio s’eratirato indietro, e la vecchia, col mento su lo sportello, guar-dando Lucia, diceva: "Venite, la mia giovane; venite, pove-rina; venite con me, che tengo ordine di trattarvi bene e difarvi coraggio.”
Al suono d’ una voce femminile la poveretta provò unconforto, un coraggio momentaneo; ma tosto ricadde in unospavento più cupo. "Chi siete?” diss’ella con voce tremante,fissando Io sguardo attonito sul volto della vecchia.
"Venite, venite, poverina,” andava questa ripetendo. IlNibbio e gli altri due, argomentando dalle parole e dalla voce
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