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leva dire: — a noi, andiamo; tanto si pena? — E precedendo idue curati, andò all’ uscio, l’aperse, e gl’introdusse.
11 cardinale lasciò andar la mano dell’ innominato, colquale intanto aveva concertato il da farsi; si staccò alquanto, echiamò a se con un cenno il curalo della chiesa. Gli disse suc-cintamente di che si trattava; e se saprebbe trovar subito unabuona donna che volesse andare in una lettiga al castello a"prender Lucia: una donna di cuore e valente, da sapersi bengovernare in una spedizione cosi nuova, e usar le maniere piùa proposito, trovar le parole più adattate, a rincorare, a tran-quillare quella poverella, a cui, dopò tante angosce e in tantoturbamento, la liberazione stessa poteva metter nell’animo unanuova confusione. Pensalo un momento, il curalo disse cheaveva il caso, e partì. Il cardinale chiamò con un altro cennoil cappellano, al quale impose che facesse tosto approntare lalettiga e i letlighieri, e bardar due mule da cavalcare. Partitoanche il cappellano, si volse a don Abbondio.
Questi, che già gli stava presso per tenersi lontano daquell’auro signore, e che intanto lanciava un’oechialina di sottoin su ora all’uno ora all’altro, almanaccando tuttavia tra seche cosa mai potesse essere tutta quella manifattura, si trasseinnanzi un passo, fece un inchino, e disse: "Mi hanno signifi-cato che vostra signoria illustrissima mi voleva me; maio credoche abbian pigliato equivoco.”
"Non è equivoco altrimenti,” rispose Federigo: "ho unalieta nuova darvi, e un consolante, un soavissimo incarico.Una vostra parrocchiana, che avrete pianta per ismarrita, Lu-cia Mondella, è ritrovata, è qui vicino, in casa di questo miocaro amico; e voi andrete ora con lui, e con una.donna cheil signor curato di qui è andato cercando, andrete, dico, a pren-dere quella vostra creatura, e l'accompagnerete qui.”
Don Abbondio fece il possibile per celare la noia—chedico?—l’affanno e l’amaritudine che gli recava una tale propo-sta, o comando; e non essendo più a tempo a sciogliere e a di-scomporre una brutta smorfia già formata sul suo volto, la na-scose, chinandolo profondamente, in segno di accettazione-obbediente. E non Io levò che per fare un altro profondo in-chino all’innominato, con una sguardata pietosa che diceva: —sono nelle vostre mani; abbiate misericordia: parcere subjectis.~
I Promessi Sposi • 20