vero soggiorno. "Compagnia, non te ne potrò fare,” soggiun-se: "ma avrai da stare al coperto.”
Renzo però si sentiva addosso una smania d’andare; <non si curava di rimaner davvantaggio in un luogo simile,quando non gli sarebbe stato lecito di rivedervi Cucia, nè pureavrebbe potuto starsene un po’coi buon frate. Quanto all’orae al tempo, si può dire che notte e giorno, sole e pioggia, zefiroe rovaio erano per lui tuLt’uno in quel momento. Rendettedunque grazie, dicendo che voleva portarsi il più presto a cer-car d’Agnese.
Quando furono nella corsia, il frate gli strinse la mano,e disse: " Se la trovi, che Dio il voglia 1 quella buona Agnese,salutala anche in mio nome: e a lei, e a tulli quelli che riman-gono e si ricordano di fra Cristoforo, di che preghino per lui.Dio ti accompagni e li benedica per sempre.”
"Oh caro padre...! ci rivedremo? ci rivedremo?”
"Cassò, spero.” E con queste parole, si spiccò da Renzo;il quale, rimasto a guardarlo fin che Io vide sparire, tirò infretta verso la porta, gitlando a dritta e a sinistra gli ultimisguardi di compassione sul dolente campo. V’era un movimentoStraordinario, uno strascinar di carri, un correr di monatti,un aggiustar le tende delle trabacche, un brancolar di languentia queste e ai portici per ripararsi dal nembo soprastante.
CAPÌTOLO 'B’KEIS'S’ESSMWSETa'SSa©.
Appena in falli ebbe Renzo varcato la soglia del lazze-retto e preso la via (alla dritta, per ritrovare il viottolo don-fi’era sbucato il mattino sotto le mura), cominciò come unagragnuola di goccioloni grandi e radi, che, battendo e risal-tando sulla via bianca e arida, sollevavano un minuto polverio:ben tosto si spessarono in pioggia; e prima ch’egli giungesseal viottolo, la veniva giù a secchie. Egli, lunge dal darsene fa-stidio, vi sguazzava sotto, si godeva in quella rinfrescala, in