136
I A GERCSALEMME LIBERATA.
CAUTO SETTIMO.
am<a$>wt2ìst
Fuga d’Erminia, e suo rifugio fra pastori.— Tancredi ne segue 1’ orme, ecade nell’insidie d’Armida. — Pugna d’Argante con Raimondo. — Vio-lazione del patto. —Mischia. —Tempesta orribile.
1 tanto Erminia infra l’ombrose pianteD’antica selva dal cavallo è scorta;
Nè più governa il fren la man tremante,
E mezza quasi par tra viva e morta.
Per tante strade si raggira e tanteIl corridor che in sua balia la porta,
Ch’alfìn dagli occhi altrui pur si dilegua;
Ed è soverchio ornai eh’ altri la segua.
2 Qual dopo lunga e faticosa cacciaTornansi mesti ed anelanti i cani,
Che la fera perduta abbian di traccia,
Nascosa in selva, dagli aperti piani;
Tal pieni d’ira e di vergogna in facciaRiedono stanchi i cavalier cristiani.
Ella pur fugge, e tìmida e smarritaNon si volge a mirar s’anco è seguita.
3 Fuggi tutta la notte, e lutto il giornoErrò senza consiglio e senza guida,
Non udendo o vedendo altro d’intorno,
Che le lacrime sue, che le sue strida.
Ma nell’ ora che il Sol dal carro adornoScioglie i corsieri, e in grembo al mar s’ annida,Giunse del bel Giordano alle chiare acque,
E scese in riva al fiume, e qui si giacque.