Band 
Vol. II.
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peso Q non carabia situazione , si vedra che la potenza che tirada B in I sta a quella che tira da D in A, come il braccio HRsta al braccio FR.

OSSERVAZIONE TERZA,

nella Fig, 12. <? i 3 .

Yi h ancora una osservaziong da fare , ed b che avendo dagrouri AD ed FI della medesima altezza , il primo alzato a piom-bo dalje due parti, ed il secondo con una scarpa eguale da ognilato , questo ultimo quantunque eguale all’ altro in soljdita , resi-Stera molto piu di quello allo sforzo di una potenza che vorreb-be rovesciarlo a destra o a sinistra , perche supponendo che lagrossezza della sororoita FG non sia che i due terzi di quella del-la sommitä AB , ma che in compenso la base HI sia piu gran-de che CD dei terzo della stessa CD ; li pesi M ed N che espri-jneranno le superficie AD e FI saranno eguali , e siccome i brac-ci della leva DB e IE sono anche eguali , le potenze P e Qsaranno dunque in ragione delli bracci della leva IR e DE ; coslla potenza P non sarä che i tre quarti della potenza Q, e perla stessa ragione se la grossezza FG non fosse che la metä di AB,Ja potenza P non sarebbe che li due terzi della potenza Q; cihche proya bene la necessita di dare della scarpa ai muri,

PROPOSIZIONE TERZA,

Problema

Yolendo alzare un muro la di cui grossezza BC alla som*mita sia data, come anche la sua altezza BA ; si domanda quä-le deve essere la linea della scarpa DE, affinclie questo muroessendo spinto da M in B , o tirato da G in R da una poten-za , il muro ABCD sia in equilibrio con questa potenza.

Avendo nominato BG , 0 AD , a ; V altezza CD , c ; la li-nea della scarpa DE, y ; la superficie dei rettangolo ABGE sa-rä ac , che si potra. considerare come il valore dei peso H so-speso al punto F, mezzo della linea AD, il triangolo DCE