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Vol. III.
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oleose ne cera, essendo facile ad imbeverarsi di grasso, e dicose colorate.

Abbiamo trattato bastantemente di qnesta specie di ri-vestiture, parleremo adesso del modo di fare i pavimenticomposti di piü pietre e forme, secondo che praticarono gliantichi, e secondo la pratica de’nostri giorni.

ARTICOLO LXXII.

Gli antichi Romani trattandosi di pavimenti nell’inter-no de’tempj, basiliche e luoghi pubblici praticarono di farlicon fascioni di marmo bianco e riquadrature di pietre mi-schie; che racchiudevano degli specchi rotondi, come osser-verete nella Tav. CCLXXXVII. porzione di pavimento delPanteon , come il piü conservato , e come quasi simile sie [rinvenuto negli scavi del foro Trojano e Romano inquelli avanzi di fabricati-

Facevano essi un masso snl iterreno di buona calce epietra ; e tufo o selci e tavolozza della grossezza piü o menonecessaria a resistere, sopra vi formavano un buon lastricodi calce e scaglie di mattone ben battuto, su cui finalmen*te muravano le fascie di marmo, come alia fig. 1 . lett. A.della grossezza di circa tre oncie di palmo romano; le fasciepoi lett. B. sono di mischj, cioe di pavonazzetto, gialloantico, e simili altre pietre 5 e queste sono grosse circa un’oncia ; gli specchj poi lett. G sono di altro mischio , comesarebbe Africano, Porta santa, e simili pure della medesi-ma grossezza, o poco piü; li fondi poi lett. D sono di Por-fido o Granito della grossezza di circa oncie dne o tre; equeste murate tutte con calce e con buone commissure, equindi spianate sopra con Torso di rota e arena, e poi po-mice sulli mischj e piombo, smeriglio snlle pietre dure.

Questa specie di pavimenti e delle migliori ma la piüeconomica con cui in oggi si fanno comunemente e cosi.

Nella fig. 2. di questa medesima Tavola vi dimostrouna sola parte di come e composto e Iavorato quello dellaBasilica Vaticana, essendo gli altri, sebbene d’ infiniti di-segni, sempre nöllo stesso modo eseguiti.