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Vol. III.
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Otto ore, lavoro faticoso , ma che bisogna non tralasciarlosino che 1’ acqua della calce smorzata si separi dal pastone escoli via, per cui quando si conosca ben maneggiata si am-massa, e vi si pone sopra per cinque o sei gioroi una pietraben pesante accio l’acqua sorta tutta , avvertendo perö cheil Sole non percuota mai questo pastone.

Quando si vedra che l’acqua abbia finito di scolare se neprenderä una o due libre circa per volta di questo pastone, esi macinera sopra una lastra di marmo, o di pietra con unmacinello a mano, come adoprano i colorari, per macinare icolori, aggiungeudo ad ogni libra di questo pastone circa treoncie di olio di lino non cotlo, macinandolo sino che vienecome una pasta eguale e ben riunita; fatta in tal modo si ponepoi a parte dentro un barilozzo, o altro recipiente ben arnmas-sata, e si adopra all’occorrenza; giacche tenuta con avver-tenza in luogo fresco, si conserva questa pasta anche peranni.

Questa sorte di stucco si adopra non solo per i pavimen-ti, ma ancora per le opere di mosaico le piü. fine e prege-voli, le quali si lavorano sopra alle lastre di rame piuttostogrosso con bordo all’ intorno come alla fig. 7 ponendovi sal-date delle ali poco rilevate pur di rame lett. G quandoquesta opera abbia quattro circa palmi di grandezza, se poitrattasi di quadretti tabaccbiere e simili bastera il solo bordoall’intorno, ed una lastra non tanto grave avendo in vista lagrandezza dell’oggetto.

Tom. IV.

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