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Tomo quarto.
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Dialogo Secondo.

4 *

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ìn questa guisasene può avere in perpetuo equelli pure, che si distruggono, posson porta-re qualche utile. Suniscono insieme le lorofoglie, si legano, e si fasciano attorno attor-no di paglia ^ intanto che laria non possa insi-nUarvili, fuorché aldi sopra, e così imbian-catisi come i cafdoni Spagna, a'quali si ssappresso a poco lo stesso governo * Questi falcet-ti di foglie posti tra la sabbia, e custoditi al co-perto si conservano tutto 1 inverno , restanbianchi come la neve, e depongono tutta laloro amarezza.

Cav. Vanghiamo di grazia alla coltivazionde poponi.

Trkt. O perché lasciar indietro i cocome-ri , le zucche , e i melloni ? Non fon micafrutte da disprezzarsi. Se ne fan delle mine-stre , de manicaretti, e delle medicine. La II popo-loro cultura è in tutto simile a quella de ne *poponi, se non che non si tagliano con tantacautela.

Il popone é una delle frutte più prelibate, Coltiva-che possa darci il verziere, ed uno de' più deli- zione deziosi refrigeri, che la natura, sempre attenta P°P oma nostri bisogni , ci abbia apparecchiati pe 1gran caldi di state. Per coltivare Un poponaie»,come si deve , bisogna trascorre un sito, il qualsia esposto a mezzo giorno , e riparato natural-mente dal lintemperie dellaria, ma spezial-mente da' venti, contro de quali con viene an-cora guardarlo con parapetti di paglia. Isol-chi, che fon frapposti tra uri colto e 1 altro ,non han da eccedere la larghezza d un piè , evoglion essere riempiuti di quando in quandodi concio nuovo, par dare acolti la caloria .

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