Dialogo Secondo.
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ìn questa guisasene può avere in perpetuo • equelli pure, che si distruggono, posson porta-re qualche utile. S’uniscono insieme le lorofoglie, si legano, e si fasciano attorno attor-no di paglia ^ intanto che l’aria non possa insi-nUarvili, fuorché aldi sopra, e così imbian-catisi come i cafdoni dì Spagna, a'quali si ssappresso a poco lo stesso governo * Questi falcet-ti di foglie posti tra la sabbia, e custoditi al co-perto si conservano tutto 1’ inverno , restanbianchi come la neve, e depongono tutta laloro amarezza.
Cav. Vanghiamo di grazia alla coltivazionde’ poponi.
Trkt. O perché lasciar indietro i cocome-ri , le zucche , e i melloni ? Non fon micafrutte da disprezzarsi. Se ne fan delle mine-stre , de’ manicaretti, e delle medicine. La II popo-loro cultura è in tutto simile a quella de’ ne *poponi, se non che non si tagliano con tantacautela.
Il popone é una delle frutte più prelibate, Coltiva-che possa darci il verziere, ed uno de' più deli- zione de’ziosi refrigeri, che la natura, sempre attenta P°P om “a’ nostri bisogni , ci abbia apparecchiati pe 1gran caldi di state. Per coltivare Un poponaie»,come si deve , bisogna trascorre un sito, il qualsia esposto a mezzo giorno , e riparato natural-mente dal l’intemperie dell’aria, ma spezial-mente da' venti, contro de’ quali con viene an-cora guardarlo con parapetti di paglia. Isol-chi, che fon frapposti tra uri colto e 1’ altro ,non han da eccedere la larghezza d’ un piè , evoglion essere riempiuti di quando in quandodi concio nuovo, par dare a’colti la caloria .
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