Dialogo Ter žo , 57
:w< ^rima che sopraggiunga l’inverno, tîn'altrantn, fi lascia incolta tutto l’inverno , per poi semi*ikj, narvi a primavera le biade, cioè l'avena, sor»,tii zo, 1 ’ orzuola, i lupini , le lenti , ed altre,t r minutaglie marzaiuole, dettecosì, perché fiad. seminan nel mese di Marzo, palla più lungaiiib d'Aprile. La terza finalmente fi lascia in ripo-ni! so : sebbene un tal riposo non può chiamarlijjt : oziosità, poiché, oltre ali’esser più volte la-ti votata, riceve in questo frattempo mille bene-fizj, che le aggiungon forza, e vigore.
M La neve rimpingua; le rugiade, e lepiog-is’n, ge l’umettano; gli stesti venti la forniscon diiota wtì, e l’imbevon di nuovi sughi. In sommaiy, ella tesorizza per l’anno vegnente ; e il suo ri-[topi poso non men le ferve d’alleviamento delle sof-
nte ih fette fatiche, che di preparativo, per rimet-t;o i ; tersi con nuova lena a operare ;itJj Cav. Io mangio ogni giorno del pane : majfc vi confesso ingenuamente, eh’io non sapea,og|i« se non così alla carlona, come coltivisi il gra-M no, donde fi cava la sostanza del pane. Ed ohlili, quanti altri gentiluomini, che sono stati alle-i ti vati come me dentro le mura di Parigi j saran-,à no allo scuro di queste cose, o almen ne avran-ipj no solamente un barlume, per averne sentiròdiscorrere di passaggio, senza veruna catego-jj|f ria. Ora avrei qualche genio d’esser istruito, p £! , con ordine di tutta l'agricoltura, e del profit-ti to, che dalla medesima si ricava.
Tr/or. Cominciamo dunque dal diveltamen-jjj, to, osta lavoro della terra. Il grano, ed il se-yi, gale richiedono onninamente un colto di terra,’ 01 che sia pastinàto tre volte. La prima pastina-ci zinne dee farsi l’Autunno , e questa in que’
caru-
si terre-no vuolesser pa-stinatotre vol-te.