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Tomo quarto.
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Dialogo Te rzo 7 6r

fi sparge conti imamente per terraiolio, edil graffo, di cui le biade han bisogno.

In molti paesi, per risparmiare la spesa,che porta seco il trasporto de conci, si co-stuma di far ne campi, che voglionsi leta-mare, delie chiusure da stabbiarvi le peco-re, e alcune volte le manche.

Cav. Ne ho vedute parecchie di queste chiu-sure. (a) Son certi recinti di figura quadran-golare, fatti di vimini, dove si fanno stalla-re le pecore in tempo di notte . Ma comefanno a non patire , stando cosi esposte a tut-te le molestie dellaria?

Prior. Si tengon nelle chiusure da gli ulti-mi giorni di Giugno sin al principio di No-vembre . Allora le notti son tiepide, e com-portabile , onde non posson patireanzi le lorolane, godendo di mano in mano il benefizio,Gradella rugiada, ed ora del Sole, divengonpiù morbide, e più perfette. Si piantan sempredue chiusure allato allato: in unasalloganlepecore, e laltra si lascia vota. Verso l'orajdi ter-za si fa passare la greggia dalla prima chiusuranella seconda, e così viene a scaldarsi succeslì-

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(a) Lechiùsure, ove stallan le tnandre, ole greg-ge, son composte dicraticci fatti di vimini, racco-mandati ad alcuni pali in cima adunchi, e piantati»pendio del terreno. Quattro craticci son bastanti aformare una chiusura, da potervisi adagiare quinidcipecore. Saggiugne un craticcio da ciascuna parte so-lamente per lungo, ed allora vi se ne può allogare unaltra quindicina. Ma se un quadro bislungo non hadi larghezza, che un sol craticcio, con aggiugnerviun altro craticcio per largo, fi rende tanto spazioso,che vi posson capire dugento pecore: ed ecco accresciu-ta tuttin un trattola chiusura il doppio di prima.

Le'chiu-sure del-le peco-re, e del-le man-dre.