Dialogo QuaRto.
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estenuando, e a poco a poco fi secca : e tuttequeste partì, che han l’incumbenza di presta-re il lor servigio alla pianta, non in perpetuo,ma fino ad un certo tempo determinato, adem-piuta la lor commissione, marciscono, e si di-leguano ,
A smembrare un granel di tormento, e scor-porarne la borsetta del germe già radicato, viresta in mano quel semplice ruotoletto, cheabbiam poc’ anzi accennato, nei di cui mezzorisiede lo stelo informe tutto fasciato di foglie.Scartocciandosi bellamente quel ruotoletto,vi si scorgon per entragli abbozzi de’quattrocannelli, che han da comporre lo stelo, e invetta in vetta l’embrion della spiga. Dal pri-mo nodo, ov’è incassato il cannello, che è pisipropinquo alle radici, spunta una foglia, cheserve d’invoglio al secondo; dal secondo un’altra foglia , che fascia il terzo : dal terzo fi-nalmente un’altra, cheinvolve il quarto, ela spiga. Il cannello, che «"interpone tra Uprimo nodo, e’1 secondo, è allora molto pisigrosso del susseguente, Il terzo, e’1 quarto amala pena fi scorgono. Sulla vetta di questicannelli, incassati ( per dir così ) l’un nessialtro, risiede la spiga, che si ravvisa benissi-mo a’ suoi piccoli granellin! trasparenti, e ro-tondi , che s assomigliano a tante perle.
Approssimandosi la primavera, siccome al-lora le foglie de’grani divengon sì folte, chepuò ragionevolmente temersi non lo stelo ri-manga per parte loro fraudato del bisognevolenutrimento, così l’accorto agricoltore guidanel campo un branco di pecore, le quali, bru-cando le tenere punte di queir intuii fogliame,.
che
I can-nelli ,ond’ ècompo-.sto lo ste-lo delgrano.