Dialogo Q^v i n t o . 107
me la birra, il sidro, il tè, la cioccolata, e ill '* cafl’è ) son quasi tutte bevande serie, e dirò co-. sì taciturne, che non han virtù di guarirci da’nostri umori ipocondria . Se mai si presentanoin qualche adunanza di galantuomini, voi lisentite, o moralizzare con aria tetra , e fune-sta, o ragionar di politica con faccia grave, e"® severa, o finalmente disputar con asprezza, econ veemenza. Il solo vino ha questa spezialeili:: prerogativa di portar l’allegrezza, ed il brioV dovunque s’ insinua. Snoda la lingua, risvc-,m î* glia gli spiriti, ed imprime una soddisfazionecosi postème ne’ nostri cuori, che siam forza-le ti a manifestarla esteriormente insino eoi can-i fìu: JO .
Prìor. Tanto è vero, che il vino é la sorgenterii;» infallibile dell’ allegrezza, che giusto perciòIrta! egli è il fondamento principale, e quasi dilli 1’liti sii anima de’conviti. Mancando quest’anima, il, ti convito è subito morto. Egli solo val per quan-te te vivande più saporite, e più rare risi presen-Il vino èAi tano in una tavola sontuosa : nè tutte le vivan- E animaA de più saporite, e più rare arrivano a pareggia- de’con-ufjal re il prodigioso valore del vino. V11 ’
m/t Comes. Egli fa ancora un altro bene. OltreJpé al discacciare da’nostri cuori l’ipocondria , eiiii ogni altro umor malinconico, spande una sì'lillà, fatta serenità fu pe’nostri volti, che raddolci-ti, « fpe gli animi più esacerbati, e rappacifica a po-is eoa poco i nimici, restando, per così dire in-cantati, a rivedersi scambievolmente in un’ a-joreii ria gioviale, e serena, col riso ’n su’labbri,iai senza una scintilla di collera ne’ lor occhi : tan-ni* tochè ritrovandosi amabili, depongon sodioti (a primiero, e stringono un dolce nodo di nuova* ami-