Dialogo Quinto. i@9
liìij trasfigurava la faccia ? Il vino gli ha reso l'oc-iiij : chio brillante, il volto allegro, e le guancieititi cosi vermiglie, che nè il belletto, né il lisciofili}, avrebbon potuto fare altrettanto, (a) Il panepon l’uomo in iflato di resistere alla fatica. Maroli® il vino lo conforta a faticar volentieri, egliraret: addolcisce il travaglio. L’anima, che litro-vava dianzi abissata nel profondo della sua fie-nai{ ra malinconia, torna col suo soccorso a risor-gon gere; si sveglia dal suo letargo; si manifestaaifilj ne!!' agilità della vita , neH’accelaramento deKâj, passo, e nell’espressioni gioviali della loque-my, la. Non si rammenta più de’suoi guai: s’ar-li 0 p ma d’un generoso coraggio: e dove prima iltimore, con presentarle dinanzi la sola acer-jKl. bità de’suoi affanni, la rendea neghittosa, ecodarda, orla speranza, insinuandole de’sen-:CK1 | timenti totalmente diversi , la rende attiva, eiinlif; risoluta.
;M[t Comes. Un’ altra proprietà, non men pre-à giabile delle predette, ravviso adesso nel vino..[j ! Egli è si amico dell’uomo, che secondo trovaac j B alterata la disposizione del corpo nostro, s’al-jfu'J tera anch’ egli, e cangia il natural suo sapo-rii re. Se noi godiamo buona salute, il vino ci ri-Mi \ fiorai’odorato, la lingua, e lo stomaco. Par,àà che ci voglia significare, com’ egli sa accomo-JJ darsi a tutti i nostri bisogni . Se poi cadia-p ‘ mo ammalati , non solamente non ci risto-’ | S ria, ma ci nausea, e ci amareggia di modoà tale, che nol possiamo soffrire. Par, eh’ ei ci
con-
(a) Educas panem de terra, & vimini lstificetila# cor hominis: ut exhilaret prae oleo. Psal. ioz.
, i’î' Misshumen , Melius quarti uneuentum : cioè me-lai!. slio del belletto, o de’profumi.