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Tomo quarto.
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i 5 4 It Vino.

tre voltelannoy ma si guardano molto benedal farlo passare in un vaso, che non sia netto,e ben purgato da ogni sorta di posatura, odifeccia. Di più per paura, che non isvanisca,costumano di far ardere per entro le botti unsolfanello della grossezza d l un mezzo dito, edaltrettanta lunghezza, affinchè 1* odore spi-ritoso del solfo riempia di manoin mano quelvacuo, che vi rimane, nel cavar il vino,* el'aiuti a conservare il suo fuoco, e la sua lim-pidezza.

Or siccome la bontà, e la conservazione deivino dipende più , che da ogni altra cosa, dalpurgarlo dalle sue fecce, così sè studiato tut-te le vie per rinvenir la maniera di ben chiarir-lo. Due sono i mezzi, per cui sottien questointento. Il primo consiste in mutarlo : ial-tro nel dargli la colla.

Mutare il vino, è farlo passare da un vaso,dovegii ha già dedosto il suo letto, in un al-tro vaso nettissimo, per mezzo dun doccio-ne di cuoio, e dun soffione. S incastra inamendue gli orificj dell accennato doccione unboccinolo, il quale per una parte sapplica alfondo del vaso, che shada riempire, e perlaltra alla cannella della botte, che sha avotare. Sturata la cannella, il vino scorre perquel doccione da un vaso nellaltro sin tantoche sia ridotto di qua e di ad uno stesso livel-lo. Allora sintroduce dalla parte del cocchiu-me, cioè dallapertura superiore della botte,che si vota, 1' orificio d un soffione fatto aposta, e cosi 1aria, che vien costretta ad en-trarvi, senza poterne più uscire, preme ga-gliardamente tutta la superficie del vino, e la

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