Diaiogo Settimo* 177
randola da un-capo ali’altro, non so vedervi,
I cke una replicata sèrie di cose sempre uniformi.
1 Lila non vi dà altro, che foglie, e legno.
Prior. Ponghiatnoci un poco a considerarquesto legno , secondo la varietà delle facce,eh’egli può avere, e giusta il vario uso, che_ se ne può fare. Che sì, che vi troviamo de’ pa-scoli , proporzionati a fomentare, non menJ|j che altrove, la nostra ammirazione , e la no-stra riconoscenza ? Cominciamo di grazia aconfrontare!’altezza di questi alberoni, che si| sollevano sin alle nuvole, colla bassezza di^ quelle misere piante, che appena s’alzan daterra laggiù nel piano. Quanta, oh quanta di*dola: sparirà si ritrova tra questo giardino, ed i no-lani stri! I giardini , cui fabbrichiamo di nostraitine mano,li posson dire dismisura», quand’eglin’e li; arrivano ad abbracciare una coltra di terra.
} Ioif Questi ali’ incontro abbraccia un intero paese.gmi Le piante, eh’egli produce, son senza nume-ro, e grandi oltre modo. E pure ciascun peda-lomfc le, con tutta la sua grossezza, appena è distan-do tedall’altro l’intervallo d’una pertica, e latote più parte di quattro in cinque piedi. Or chi hajpj; potuto intraprendere un’opera cosi vasta? eij,; chi effettuarla? Chi è stato quel giardiniere,t j che s’è preso la cura di piantare una moltitudi-{tr; ned’alberisi portentosa? E chi ha saputo asie-' starli, schiarirli, e adacquarli? Sebbene nonm[[K son tanto curioso di rinvenire fautore d’unjjÌ cosi vasto giardino, quanto di sapere a qual si-à ne sia stato formato.
V i; Certa cosa è, che l’uomo non s’è ingerito L , ori •În conto alcuno, nè nella piantagione ,nè nel- Line de'% la cultura degli alberi delle selve. Le biade, boschiTtm. IV. M ifrur.