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i frutti, leviti, e simili altre piante usuali fu- iiron commesse ali’ industria umana, per tener $l'uomo utilmente occupato, ed esercitato in pquesta terra. Or tali maniere di piante son tur- nte proporzionate alla picciolezza della nostra ; k\statura ; nè si sollevano guari da terra, per dar- j jaci campo di potarle, e assestarle a nostro talea- ! îrto di propria mano. Ma la cura degli alberi i (delle selve, che toccano, per così dire, colla ! fcasublime lor testa le nuvole, sei'è riferhataper »sejmedesimo lo stesso Iddio : e quantunque egli [pidia Tessere, e T accrescimento ad ogni gene- Ure di ponderi, contuttociò i suoi giardini piùfavoriti son, le boscaglie, avendo preso sopra adi sè la lor piantagione, e’l loromantenimen- stito. Iddio è quello, che va spargendo su per ala terra di tutti questi alberi le semenze, per ?corredarne gì’interi paesi. Iddio ha fornita la jjpiù parte di esse di cene alette, coll'aiuto del- lì®le quali si trasferiscono, e si dispergono pero-gnidove* Basta dare un'occhiata al tiglio,ali’ acero, alTolmo. Chi ricava da cosi picco-li granellini que’vasti corpi, che si solleva- f |no don tanta maestà verso il Cielo? Chi gli fa ^abbarbicare si fortemente sotto la terra, on- Ede vagliano a sostentarsi per lo decorso di più e ^più secoli contro T impeto desti aquiloni, eh’ei fa soffiare sopra la terra? Chi apre le care- trtratte del Cielo , perfarnescaturirle rugiade, ^e le piogge proporzionate scoronarli d'aiino ^in anno d'una novella verdura, e renderli, £ iper cosi dire, immortali ? Noi andiamo anche aal dì d’oggicamminando,dovei Druidi coglie- s ,vano solennemente il viscoso delie querci è più jdi mill’annifa . Ci portiam tuetaviaa visitare ,
i bo-