Dialogo Settimo. 183
fe reste. Il fresco, che vi si gode, appresta agliuomini, e a gli animali una comodità, nonmen salubre, che deliziosa. Anzi che dà la1 % vita agli alberi stessi, dalle cui stonili, e da’ìli cui rami proviene. Concioffiachè, siccome 1’albero, stendendo le sue radici per entro la ter-âš ra, succhia per mezzo de’lor filamenti diversilà umori nutritivi , per cui s’impingua, così,dilatando li spaziosi suoi rami peri’ aria, rice-li» ve , per le trachee delle foglie, degli spiriti, e(etìi: del calore, che ricercandolo da capo a piè, a-heoliii intano nel tempo stesso la circolazione de i det-iiiit; ti umori, introdottisi per gli orifici delle suejpìr barbe. Sebbene, non andrebbe per avventuraNS lungi dai vero, chi dicesse, che buona partejijijt, de’succhi s’introduce nell‘albero per icana-uitH li delle medesime foglie: venendo ciò compro-vato da quanto accade al la maggior parte degli;i poftt alberi, i quali, se son privati dell’ aria, spe-, M zialmente dalla parte superiore, in breve tem-jljjij. po si muoiono. Dal che può inserirsi , che l’a-}( jj ria v’introduca dall’alto de'nuovi umori, o;- i; ; succhi nutritivi , forse forse più necessari allajg Ii; loro vegetazione di quelli, che vi trapelano' rai , per le radici.
Allorché l’aria, trovandosi come attrappa-jjjîi ta dal freddo, non dà più moto agli umori pre-; -jg detti, anch’essi tosto s’ intorpidiscono, e senon cessano totalmente di circolare, lo fannoalmeno si lentamente, che amala pena si muo-■ ^ vono. Le foglie altresì, che non fi scaricanJj- più del loro succhio per mezzo della traspira-1 jj zione, come facevan diState, s’ingrossano,e gravitano più'del dovere, sicché, o piom-f a, bano per sé medesime a terra, o ad ogni leggie-
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