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Tomo quarto.
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Dji a l a g o Ottavo. 2.21

ria, a farmi vedere che nelle nostre contradenon sieno mai per mancare le legne. Ma permaggior sicurezza bisognerebbe fare oggidìtutto il contrario di ciò , che fi facea antica-mente . Una volta si convertivano le macchieinutili in terresti lavoro. Adesso si dovrebbe»convertire le terre di lavoro, che sono inutili,in tanti boschi. Ne ho vedute di quelle, da cuinon si raccoglie, se non un poco di vena, odifaggina ogni cinque o lei anni una volta.

Prior, Ciò, che voi dite, o Signore, è ve-nuto già in testa a molti gentiluomini, e vhan trovato il lor conto. In fatti non si potevainventare un ripiego miglior di questo per ret-tificare! terreni malvagi, e sopra tutto le ter-re vuote , e troppo lontane.

Cav. Bisogna però aspettare del tempo assai,per vederne il frutto bramato.

Prior. Che importa? Un padre di famigliasarrecherà a stentare per tuttol decorso dellasua vita, astine di procacciare a'suoi figliuoliun'entrata onorevole/ e poi ricuserà di pri-varsi per qualche anno della scarsa rendita dun pezzo di terra arida, e sterile, per assicu-rare in capo a un certo tempo a stesso, ed asuoi discendenti un entrata tanto pisi pingue ì

Cav. Ciò non ostante, ; volendosi formareuna boscaglia di pianta, prevedo un inconve-niente molto notabile. Certa cosa è, che nes-suno prenderà mai a piantarla in un terrenoubertoso: e piantandola in terra magra, nem-meno il legname vi farà huona riuscita.

"Prior. Non v ha alcuna sorta di terra, (perquanto arida , e sterile ella si sia ) dove nonalligni qualche spezie d'albero selvaggio :

vha

Ognisorta diterrenoè buonaa farbosco.