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Tomo quarto.
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li Legname.

v haaltresl alcun albero selvaggio, che non ciporti del-frutro. Quandanche il terreno notifosse capace di produrre, fuorché delle tremu-le, e delle ginestre (il che è quasi impossibi-le) contuttociò se ne ricaverebbe maggior pre-fitto, che a seminarvi ógni cinque anni unavolta un podi saggina odi vena. In primo luo-go se ne ritrarrebbono delie legne dascaldaretutti gli abitanti della contrada : e secondaria-mente si procaccerebbe un refrigerio conside-rabile alle mandre, e alle pecore, che, colbrucare le punte delle ginestre, guarisconoper lo più delle loro infermità. Oltre di che lapenuria delle legne in un qualche territorio,la vicinanza duna buona Città, il comodo diqualche fiume per trasportare il legname dimano in mano tagliato, collegandone più tavo-le insieme a guisa di zatte, o lasciandole nuo-tare sciolte a seconda dellacqua , e, comesuol dirsi , alla ventura dIddio, son tutte cir-costanze, che unite insieme somministrano aproprietarj deTorti stimoli , per piantarne.La coridiana esperienza fa vedere il profit-to . Tutta la briga consiste nel fare il primo di -velto , e nello scegliere quel piantoni,che sonconfacevoliialla qualità del terreno . Gli albe-ri venturieri, che si trovano di tratto in trat-to in su le strade maestre, e in altri luoghi ari-dissimi , e sterilisfimi, son chiare riprove diquantp la terra è capace di produrre, o per dirmeglio, tanti rimproveri per gli abitanti, chela lasciano cosi intristita, e cosi nuda, per lortrascutaggine, e infingardi a.

Cav. Mostratemi di grazia, che metodo dee

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