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li Legname.
v’ haaltresl alcun albero selvaggio, che non ciporti del-frutro. Quand’anche il terreno notifosse capace di produrre, fuorché delle tremu-le, e delle ginestre (il che è quasi impossibi-le) contuttociò se ne ricaverebbe maggior pre-fitto, che a seminarvi ógni cinque anni unavolta un po’di saggina odi vena. In primo luo-go se ne ritrarrebbono delie legne dascaldaretutti gli abitanti della contrada : e secondaria-mente si procaccerebbe un refrigerio conside-rabile alle mandre, e alle pecore, che, colbrucare le punte delle ginestre, guarisconoper lo più delle loro infermità. Oltre di che lapenuria delle legne in un qualche territorio,la vicinanza d’una buona Città, il comodo diqualche fiume per trasportare il legname dimano in mano tagliato, collegandone più tavo-le insieme a guisa di zatte, o lasciandole nuo-tare sciolte a seconda dell’acqua , e, comesuol dirsi , alla ventura d’Iddio, son tutte cir-costanze, che unite insieme somministrano a’proprietarj de’Torti stimoli , per piantarne.La coridiana esperienza né fa vedere il profit-to . Tutta la briga consiste nel fare il primo di -velto , e nello scegliere quel piantoni,che sonconfacevoliialla qualità del terreno . Gli albe-ri venturieri, che si trovano di tratto in trat-to in su le strade maestre, e in altri luoghi ari-dissimi , e sterilisfimi, son chiare riprove diquantp la terra è capace di produrre, o per dirmeglio, tanti rimproveri per gli abitanti, chela lasciano cosi intristita, e cosi nuda, per lortrascutaggine, e infingardi a.
Cav. Mostratemi di grazia, che metodo dee
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