Dialogo Ottavo. 223
tenere, chi vuol piantare, come suol dirsi , abovo una macchia»
Pr'wr. Prima d’ogni altra cosa è necessariocirconvallare tutto il recinto, che si destina di-con vertire in boscaglia, d’una fossa molto pro-fonda, con gettare la terra, che quindi fica-va, dentro allo stesso recinto. Senza una talprecauzione, le bestie vi guasterebbono tuttoil vostro lavoro. Del resto la macchia si può in-tavolare in due maniere, cioè o per mezzodelle semenze, o per mezzo de’piantoncelli,I piantoncelli la fanno venire più in breve,ma la spesa è maggiore. Le semenze son piùtardive: ma la spesa è minore, e la natura delbosco più vigorosa, e più durevole.
Per render buscata una coltra di [terra, con-sistente in cento pertiche, o canne di ventiduepiedi i' una, vi bisognano quattordici milapiantoncelli, che si vendono comunemente aragione di dieci o dodici soldi di Francia il mi-gliaio. Convien comprarli dalie persone pri-vate, perciocché le foreste del Re, e quellede’luoghipii non si possono in verun conto toc-care, essendo questa una materia diStato lapiù gelosa, che mai dirli possa. E se mais’ar-riva a staccare da questi boschi privilegiatiqualche piantone, li può dire , che sia unagrazia grande, o piuttosto una mera condi-scendenza, autorizzata dalla necessità, o ve-ramente dal buon uso, che se ne vuol fare.I piantoncelli , che debbon servire perquestoeffetto, voglion essere vigorosi, forniti dibuone barbe, ed immediatamente trapianta-ti . La dilazione di due soli giorni è capace difame perire un gran numero.
Il meto-do , chedee te-nersi,perpiantareuna nuo-va mac-chia , obosca-glia.
La