Dialogo Ottavo. 231
mi, fi conserva mirabilmente sottacqua, edesponendolo allena in breve tempo perisce.
Che se mai un qualche fondo di terra nonsi trovasse accomodato a veruna di queste pian-te, che sono appresso di noi più usuali, e più n ^5-profittevoli ( la qual cosa nel nostro Clima è { 0 Lar,quasi impossibile) allora si potrebbe, non eh’ Buxm.altro, piantarvi de’bossi, che crescono brava,mente in ogni sito, ancorché sia, per cosi di-re , assiderato dal freddo. Inutile, che si ricavadai bosso, non è spregevole. Imperciocché sene fanno de’mestoilini, delle scatole, de’petti-ni, delle stecche, de’maniehi di coltelli, e di .cent'altri strumenti usuali* Vi si potrebbonoancora piantare diversi altri alberi sempre ver-di, eresinosi, come il pino, il cipresso, il la- jLarice .rice, e spezialmente sabete, il cui legno è tan- Lat. La*to necessario per le masserizie, e arnesi dome* ?/*• Li-stici , che nulla più , beteLat.
Siccome Iddio ha variata la qualità delle ■** *piante, per adattarle respettivamente alla di-versità delle nostre bisogne - cosi ha diversifica-ta la natura delle terre, per adattarle propor-zionevolmente alle diverse necessità delle pian-te. L’uomo, che può agevolmente sincerarsidi questo fatto, e di questa palpabile propor-zionalità, non ha ragione di lamentarsi dellastcrilezza de'suoi terreni * S’egli non ne ricavaalcun frutto, se la prenda contro sé stesso; men-tre , o per la troppo pigrizia, trasandati colti-varli, oper un* ignoranza, come dicesi dallescuole, craffa e supina, vuol esigere dalle sueterre una spezie di fruttificazione affatto af-fatto diversa da quella, che le medesime possondargli.
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