beila Natura. i §
fi* mestiere ai novizj. Son sempre gli stessi visin- egli stessi modi; noi gli vediam di buon oc-re- chio, noi gli assegniam delle rendite, e ci at-ei- instiamo; se bori gli vediam comparire il gior-no no della scaderiza. Noi gli facciamo consapevoli
10 delle misure, che contro essi si prendono ; ed ili- provvedimento che il saggio governo pensa dite usare per iscemarne il numero, è reso frustra-li- beo dalla nostra indulgenza. Noi detestiamoUt l’oziosità , e noi la carezziamo. E 1 incoime-li- pibile, che possa esservi uri gran numero diin questuanti in uri paese eccèllente, e che tul-li' tavia si pretenda di aver buon senso.
11 Ecco quel che si presenta alla mente tostoitto che si esaminano le conseguenze della pover-tà inoperosa : é essa il nostro flagello e la ver-siti gogna nostra. Non si potran fare simili rim-iti;- proveri alla scioperatezza dei ricchi. Pare cheM non ci debba essa far arrossire, non essendoà in alcun modo opera nostra; nè darci la mi-tra bima apprensione; poiché la società, nonchéin temere le spese dei ricchi voluttuosi, risenteSi anzi dà quelle dei reali vantaggi. Ma i ma-lese li Cagionati da essi sono ancor più reali.
m, Chi ha molti beni, ha ricevuto molto dalliira- società; diciam meglio: è a quella debitore
OS, di tutto . Essa è che ha fatto pìngui le ren-
n dite di lui o per le operazioni del commerzio,i o per il maneggio degli affari ; Pare eh’ essa
io si studii di guadagnarlo o di onorarlo con
iti infiniti servigi e distinzioni i Tutta la socie-elli tà è in attenziori di piacergli. E' giusto eh’eirii- là rimeriti cou tratti degni della sua opulen-ti žà; è veramente per ciò solo può egli prc-' il piassi di sue ricchezze, perché con esse può
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SITÀ DEL-
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